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	<title>Moneyreport.it</title>
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	<description>Consigli e strategie per investitori combattivi</description>
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		<title>DALL’AFFRANCAMENTO ALLA NUOVA TASSAZIONE DELLE RENDITE: A TU PER TU CON L&#8217;ESPERTO</title>
		<link>http://www.moneyreport.it/report-articoli/dall%e2%80%99affrancamento-alla-nuova-tassazione-delle-rendite-a-tu-per-tu-con-lesperto/4871</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Rossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[affrancamento che fare]]></category>
		<category><![CDATA[capital gain]]></category>
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		<category><![CDATA[tassazione rendite]]></category>

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		<description><![CDATA[Vecchio (e più favorevole) regime fiscale sulle plusvalenze. Entro il 30 marzo bisogna comunicare al proprio intermediario se si vuole utilizzare l'"affrancamenento". Il fine? Risparmiare un bel po’ di tasse se la posizione è rilevante senza bisogno di vendere i titoli su cui si era in guadagno al 31 dicembre scorso.  Ma attenzione: questo “giochino” non lo si può fare sui singoli titoli e inoltre occorre tenere in considerazioni diversi aspetti. Primo fra tutti: avere una posizione in guadagno! E possibilmente avere delle minusvalenze che se non utilizzate andrebbero definitivamente perdute. Ne parliamo con il commercialista Maurizio Barbieri dello studio tributario BFC &#038; Associati. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’entrata in vigore a partire dal 1 gennaio 2012 del nuovo regime fiscale sulle rendite finanziarie ha aumentato in maniera sostanziosa la tassazione sui proventi derivanti da investimenti finanziari in azioni, obbligazioni, fondi comuni d’investimento, sicav, etf, etc, covered warrant, derivati, pronti contro termine, prestito titoli. Fino al 31 12 2011 questi proventi era tassati con una aliquota del 12,5%. Da quest’anno l’aliquota diventerà del 20%.</p>
<p>In queste settimane molti risparmiatori hanno ricevuto dal proprio intermediario una comunicazione che chiede cosa fare riguardo l’affrancamento. Cosa è ? Conviene farlo?</p>
<p>Numerosi risparmiatori e lettori ci hanno chiesto lumi su questo argomento e ci è sembrato perciò interessante fare un approfondimento sul tema, intervistando un esperto.</p>
<p>Gli aspetti fiscali non sono infatti il focus della nostra attività (ma piuttosto cercare di consigliare cosa e soprattutto quando entrare e uscire dai mercati) per quanto nella nostra esperienza abbiamo spesso visto che molti risparmiatori si concentrano spesso su questa “pagliuzza” soprattutto che sulla “trave”…. Magari sono molto attenti a come evitare di pagare meno tasse o a recuperare le minusvalenze pregresse ma poi….si preoccupano meno di evitare di perdere il 50 o il 70% del proprio patrimonio…con gestioni passive o strategie d’investimento sballate…</p>
<p>In ogni caso è bene sempre essere informati anche su questi aspetti e parliamo quindi in questo articolo di affrancamento e nuovo regime fiscale sugli investimenti: azioni, fondi, sicav, obbligazioni, etf, etf… Regime dichiarativo e amministrato.</p>
<p><strong>L’affrancamento questo sconosciuto…</strong></p>
<p><a rel="attachment wp-att-4874" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/dall%e2%80%99affrancamento-alla-nuova-tassazione-delle-rendite-a-tu-per-tu-con-lesperto/4871/capital-gains-tax"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-4874" title="capital-gains-tax" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/02/capital-gains-tax-200x200.jpg" alt="" width="200" height="200" /><br />
</a><br />
Con il passaggio della tassazione sui capital gain dal 12,5 al 20% si è introdotta una forte modifica al regime tributario e con la procedura dell’affrancamento lo Stato vuole offrire per “par condicio” a ciascun contribuente la possibilità di valutare cosa gli conviene eventualmente fare per evitare che sia eccessivamente penalizzato nel passaggio da un regime più favorevole a uno meno favorevole.</p>
<p>In termini tecnici per evitare di subire una maggiore tassazione su plusvalori maturati fino a quando l&#8217;imposta sostitutiva era del 12,5% un contribuente dovrebbe realizzare i maggiori o minori valori, cioè cedere le partecipazioni prima dell&#8217;avvento del nuovo regime.</p>
<p>Tuttavia, poiché non sempre la cessione è possibile il legislatore introduce l&#8217;operazione di “affrancamento” che consiste in una sorta di cessione figurativa della partecipazione assoggettando i plusvalori all&#8217;imposta sostitutiva vigente fino a quel momento, cioè il 12,5 per cento.</p>
<p>In tal modo si ottiene il riconoscimento del maggior costo fiscalmente rilevante, per cui in una futura e reale cessione verrà  tassata con il 20% solo la quota di maggior valore maturata dal 2012, cioè da quando entra in vigore l&#8217;aliquota del 20 per cento.</p>
<p>Ma conviene o non conviene farlo? Dipende come si vedrà dalla lettura di questo Report..<br />
Chi lo desidera può, infatti, attraverso l’affrancamento beneficiare ancora del più vecchio (e favorevole) regime fiscale sulle plusvalenze e risparmiare anche un bel po’ di tasse se la posizione è rilevante.</p>
<p>A patto di avere un portafoglio titoli con il segno più davanti. E facendone richiesta al proprio intermediario entro il 30 marzo 2012..<br />
Chi è in guadagno sui titoli detenuti può infatti decidere con quale regime fiscale essere tassato senza bisogno di vendere i titoli ma facendoseli valutare al prezzo segnato l‘ultimo giorno dell’anno e su questo pagare le tasse. Con un notevole risparmio rispetto al 2012. Il fisco tasserà infatti la plusvalenza latente con la vecchia e più favorevole aliquota fiscale. Facciamo un esempio.</p>
<p>Il contribuente che ha un titolo comprato a 70 nel 2011 e che al 31 12 2011 valeva 100 e oggi vale 105 può o tassare l’eventuale plusvalenza con l’aliquota attuale del 20% quando venderà il titolo o tassare al  12,5% il guadagno di 30 (cioè quello realizzato fino al 2011) grazie alla procedura dell’affrancamento. In questo caso il nuovo prezzo di carico del titolo diventerà 100 e questo prezzo costituirà la base per la plusvalenza futura, che sarà tassata al momento della vendita del titolo al 20%.</p>
<p>Detta così la procedura appare estremamente “easy” e conveniente per chiunque abbia titoli in guadagno al 31 12 2011. Così (purtroppo) non è. Il contribuente non può selezionare lui i titoli da affrancare.</p>
<p>La procedura di affrancamento deve infatti  essere applicata obbligatoriamente su tutto il portafoglio titoli del cliente, sia sui titoli in guadagno sia su quelli in perdita e nel calcolo della posizione fiscale complessiva del contribuente si considerano anche eventuali minusvalenze pregresse.</p>
<p>E se il cliente anziché una plusvalenza ha una minusvalenza può non essere più conveniente affrancare i titoli. E qui casca l’asino….</p>
<p>Fare tutti questi calcoli per capire se conviene chiedere alla propria banca di regolare i conti col fisco prima della vendita effettiva dei titoli per godere di una tassazione più favorevole non è esattamente alla portata di tutti come spiega in questa intervista il commercialista Maurizio Barbieri dello studio tributario BFC &amp; Associati. (continua per gli abbonati)</p>
<br />
<br />
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		<title>E&#8217; ONLINE MONEYREPORT REVIEW (in pdf) di FEBBRAIO</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 12:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Iko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arretrati]]></category>
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		<description><![CDATA[Il meglio di quanto pubblicato negli ultimi 30 giorni su MoneyReport.it. Abbiamo parlato di Truffe finanziarie (e di tutto quello che bisogna sapere), di quello che sta accadendo sul mercato obbligazionario, di Oro e Argento con Mike Maloney, di Unicredit ……e tante altre cose ancora…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per gli abbonati in formato rivista in pdf tutta la collezione completa degli articoli pubblicati negli ultimi 30 giorni:</p>
<p>Ecco il sommario:</p>
<div id="_mcePaste"><span style="text-decoration: underline;">L’inchiesta</span></div>
<div>
<h2 class="entry-title" style="color: #333333; font-family: Tahoma, Arial, Verdana; font-weight: normal; text-decoration: none; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; font-size: 18px; line-height: 20px; padding: 0px;"><a style="color: #cf152a; text-decoration: none; outline-style: none; outline-width: initial; outline-color: initial;" title="L’ITALIA DEI CRACK: UNA TRUFFA FINANZIARIA TIRA L’ALTRA" rel="bookmark" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/l%e2%80%99italia-dei-crack-una-truffa-finanziaria-tira-l%e2%80%99altra/4600"><span style="font-size: small;">L’ITALIA DEI CRACK: UNA TRUFFA FINANZIARIA TIRA L’ALTRA</span></a></h2>
<p><span style="text-decoration: underline;">Il mio nome è Bond</span></p>
<h2 class="entry-title" style="color: #333333; font-family: Tahoma, Arial, Verdana; font-weight: normal; text-decoration: none; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; font-size: 18px; line-height: 20px; padding: 0px;"><a style="color: #cf152a; text-decoration: none; outline-style: none; outline-width: initial; outline-color: initial;" title="E DOPO UNICREDIT ANCHE BANCO POPOLARE E INTESA SAN PAOLO ANNUNCIANO IL RIACQUISTO DI PARTE DEI PROPRI BOND SUBORDINATI. FUNZIONA COSI’ IL NUOVO ‘MONOPOLI’ DELLE BANCHE." rel="bookmark" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/i-dopo-unicredit-anche-banco-popolare-annuncia-il-riacquisto-di-parte-dei-propri-bond-subordinati.-funziona-cosi-il-nuovo-monopoli-delle-banche./4717"><span style="font-size: small;">E DOPO UNICREDIT ANCHE BANCO POPOLARE E INTESA SAN PAOLO ANNUNCIANO IL RIACQUISTO DI PARTE DEI PROPRI BOND SUBORDINATI. FUNZIONA COSI’ IL NUOVO ‘MONOPOLI’ DELLE BANCHE.</span></a></h2>
<p><span style="text-decoration: underline;">Il mio nome è Bond/2</span></p>
<h2 class="entry-title" style="color: #333333; font-family: Tahoma, Arial, Verdana; font-weight: normal; text-decoration: none; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; font-size: 18px; line-height: 20px; padding: 0px;"><a style="color: #cf152a; text-decoration: none; outline-style: none; outline-width: initial; outline-color: initial;" title="“FIDATI, QUESTA OBBLIGAZIONE E’ UN AFFARE”" rel="bookmark" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/%e2%80%9cfidati-questa-obbligazione-e%e2%80%99-un-affare%e2%80%9d/4774"><span style="font-size: small;">“FIDATI, QUESTA OBBLIGAZIONE E’ UN AFFARE”</span></a></h2>
<p><span style="text-decoration: underline;">L&#8217;Intervista</span></p>
<h2 class="entry-title" style="color: #333333; font-family: Tahoma, Arial, Verdana; font-weight: normal; text-decoration: none; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; font-size: 18px; line-height: 20px; padding: 0px;"><a style="color: #cf152a; text-decoration: none; outline-style: none; outline-width: initial; outline-color: initial;" title="UNA NUOVA ETA’ DELL’ORO (E DELL’ARGENTO)? INTERVISTA A MIKE MALONEY, IL GURU DEI METALLI PREZIOSI PER IL QUALE IL CICLO RIALZISTA E’ SOLO ALL’INIZIO." rel="bookmark" href="href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/una-nuova-eta%e2%80%99-dell%e2%80%99oro-e-dell%e2%80%99argento-intervista-a-mike-maloney-il-guru-dei-metalli-preziosi-per-il-quale-il-ciclo-rialzista-e%e2%80%99-solo-all%e2%80%99inizio./4626"><span style="font-size: small;">UNA NUOVA ETA’ DELL’ORO (E DELL’ARGENTO)? INTERVISTA A MIKE MALONEY, IL GURU DEI METALLI PREZIOSI PER IL QUALE IL CICLO RIALZISTA E’ SOLO ALL’INIZIO.</span></a></h2>
<p><span style="text-decoration: underline;">Quello che gli analisti non dicono</span></p>
<h2 class="entry-title" style="color: #333333; font-family: Tahoma, Arial, Verdana; font-weight: normal; text-decoration: none; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; font-size: 18px; line-height: 20px; padding: 0px;"><a style="color: #cf152a; text-decoration: none; outline-style: none; outline-width: initial; outline-color: initial;" title="IPO FACEBOOK: MA VALE VERAMENTE OLTRE 100 MILIARDI DI DOLLARI?" rel="bookmark" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/prova-prova/4743"><span style="font-size: small;">IPO FACEBOOK: MA VALE VERAMENTE OLTRE 100 MILIARDI DI DOLLARI?</span></a></h2>
<p><span style="text-decoration: underline;">Il barometro sui mercati</span></p>
<h2 class="entry-title" style="color: #333333; font-family: Tahoma, Arial, Verdana; font-weight: normal; text-decoration: none; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; font-size: 18px; line-height: 20px; padding: 0px;"><a style="color: #cf152a; text-decoration: none; outline-style: none; outline-width: initial; outline-color: initial;" title="A PIAZZA AFFARI IL VERDE PIENO NON E’ ANCORA SCATTATO MA IL SEMAFORO E’ SEMPRE IL SEMAFORO" rel="bookmark" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/a-piazza-affari-il-verde-pieno-non-e%e2%80%99-ancora-scattato-ma-il-semaforo-e%e2%80%99-sempre-il-semaforo/4798"><span style="font-size: small;">A PIAZZA AFFARI IL VERDE PIENO NON E’ ANCORA SCATTATO MA IL SEMAFORO E’ SEMPRE IL SEMAFORO</span></a></h2>
<p><a href="http://www.moneyreport.it/?s2member_file_download=/rivista/34-2012-02.pdf&amp;s2member_skip_confirmation" target="_blank"><span style="background-color: #ffff00;"><span style="font-size: medium;">CLICCA QUI PER SCARICARE LA RIVISTA COMPLETA IN PDF (riservato agli abbonati).</span></span></a></p>
</div>
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		<title>“FIDATI, QUESTA OBBLIGAZIONE E’ UN AFFARE”</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 11:15:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Gaziano Roberta Rossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<description><![CDATA[ Gli ex vertici di Banca Popolare di Milano sono stati indagati per truffa per il collocamento “selvaggio” di un bond nell’autunno del 2009 che ha procurato perdite fino al 90% ai sottoscrittori. Può un risparmiatore comune evitare di cacciarsi in simili trappole e non sottoscrivere a occhi chiusi quello che la banca gli propone? Quello che occorrerebbe sapere prima di acquistare una qualsiasi obbligazione in collocamento e quello che un governo come quello Monti dovrebbe fare se veramente vuole tutelare i risparmiatori e combattere quelle (ipse dixit) “rendite di posizione che sono tasse occulte”. Una nostra modesta proposta al premier Mario Monti in materia di lotta ai privilegi, maggiore concorrenza e trasparenza e a favore della reale tutela del risparmio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E così i vertici di Banca Popolare di Milano della stagione-estate autunno 2009 sono stati indagati per truffa continuata per la “stangata” data al mercato nel collocamento del famigerato convertendo BPM che ha procurato ai sottoscrittori perdite in poco più di 2 anni arrivate al 90%. Nel mirino in particolare Enzo Chiesa che ai tempi dell&#8217;emissione era condirettore e da qualche giorno si è dimesso dalla carica (con una buonuscita di 2,3 milioni di euro per l’ottimo lavoro fatto…), l&#8217;ex direttore generale Fiorenzo Dalu e il responsabile della funzione compliance, Ivano Venturini insieme all’ex presidente Massimo Ponzellini.</p>
<p>Un’indagine partita dopo la denuncia alla procura di centinaia di obbligazionisti che hanno visto il proprio investimento “sicuro” squagliarsi come neve al sole. Perché migliaia di risparmiatori hanno sottoscritto questa obbligazione “trappola infernale”? Potrebbe succedere anche a voi? E magari nel vostro portafoglio custodite una “perla” simile? Ci sono vari punti di interesse nell’analizzare questa vicenda e in tutto ciò l’organo di controllo (leggi la Consob) non ne esce un granchè bene. Vediamo prima di tutto le cose dal punto di vista formale: poteva un cliente della BPM capire che questa obbligazione era una ciofeca? Teoricamente sì.</p>
<p>Bastava &#8220;solo&#8221; leggere il prospetto informativo di oltre 200 pagine dove alla pagina 96 era scritto che la probabilità di perdere i soldi investiti era del 68,5%. Ma quante persone leggono i prospetti informativi e quante ci capiscono qualcosa di quello che c’è scritto nonostante quando sottoscrivono un prodotto finanziario firmino di aver letto e consultato pure l’agenda di Barbanera? Quasi nessuno o una percentuale veramente bassa.Tante informazioni, così tante e scritte in modo complesso da essere inutili…</p>
<p><strong>La beffa dei prospetti informativi fatti apposta sembra per imbrogliare&#8230;</strong><br />
<a rel="attachment wp-att-4783" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/%e2%80%9cfidati-questa-obbligazione-e%e2%80%99-un-affare%e2%80%9d/4774/bankfidati"><img class="alignnone size-full wp-image-4783" title="bankfidati" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/02/bankfidati.jpg" alt="" width="225" height="220" /></a></p>
<p>Anche perché se anche uno volesse leggersi molti di questi documenti informativi oltre alla difficoltà di trovare le vere informazioni rilevanti scoprirà che sono scritti con un linguaggio difficile e spesso incomprensibile anche agli stessi addetti ai lavori. E confessiamo che anche noi che lavoriamo da qualche lustro in questo settore di fronte a molti regolamenti di prodotti obbligazionari strutturati fatichiamo spesso a raccapezzarci se non dedicando molto tempo e nei casi più estremi chiedendo aiuto ad altri specialisti con cui siamo soliti scambiare opinioni e contribuiti per risolvere questi lunghissimi rompicapi. E’ normale che accada tutto questo?</p>
<p>E’ un caso? E’ questo un mercato finanziario serio e regolamentato o invece qualcosa che assomiglia di più a ciò che in Sicilia si definisce “giucari a futticumpagnu”? O quello che in termini più eleganti diceva un certo John M. Keynes <em>“una guerra di astuzia, il cui scopo primario è quello di mettere nel sacco la gente, e riuscire a passare al prossimo la moneta cattiva o svalutata»<br />
</em></p>
<p>Ci auguriamo che non sia così ma per toglierci dalla testa questo pensiero ci piacerebbe che nelle prossime settimane il governo Monti affrontasse questo dossier convocando la Consob (capendo se ha poteri per intervenire su simili questioni già da subito o ha bisogno di una sveglia o di una normativa più ficcante), le banche, le associazioni dei consumatori e quelle dei consulenti finanziari per capire se si può fare qualcosa (e secondo noi sì e potremmo nel caso suggerire almeno una decina di provvedimenti di semplice buon senso) per tutelare veramente i risparmiatori italiani e andare verso quella<em><span style="background-color: #ffff00;"> “moderazione del costo della vita”</span></em> a la riduzione delle<span style="background-color: #ffff00;"><strong> «rendite di posizione, che sono tasse occulte</strong></span>» e<span style="background-color: #ffff00;"> “dire no ai monopoli e ai privilegi va mano nella mano con la giustizia sociale“.<br />
</span><br />
Frasi (queste che abbiamo messo fra virgolette) che sono state pronunciate proprio dallo stesso Mario Monti negli ultimi mesi in conferenze stampa e dichiarazioni pubbliche. E che ci sono piaciute moltissimo. Ma che vorremmo vedere anche trasformarsi non solo in dichiarazioni di principio ma in provvedimenti reali perché altrimenti fra politici (“vecchi” e di qualsiasi schieramento) e tecnici “nuovi” non potremo mai spiegare ai nostri figli qual è la vera differenza quando si parla di tutela del risparmio.</p>
<p>Sono passati oltre 80 anni da questa intuizione (e non la sola) di uno dei più importanti economisti dello scorso secolo ma siamo ancora a quanto pare all’età della pietra nel campo della regolamentazione bancaria e dei mercati finanziari. E dove se formalmente tutto è a posto se si guarda a quante authority sono state create in tutti i settori, nella sostanza siamo sempre alla guerra di astuzia dove il pesce grande si pappa quello piccolo. In un libro (“Il risparmiatore ingannato”, Passigli editore) dove racconta la sua esperienza come presidente della Sec, la massima autorità di controllo sui mercati finanziari statunitense, Arthur Levitt, ha ricordato un interessante episodio al riguardo.</p>
<p>Alla sua nomina (nel 1993) dovette, infatti, vendere tutte le azioni e le obbligazioni che possedeva mentre si preparava a entrare alla Sec come presidente, per non essere poi accusato di eventuali potenziali conflitti d’interesse. Fu quella la prima volta che valutò di acquistare fondi comuni dato che negli anni precedenti era stato manager di primo livello di aziende proprio nel settore dell’intermediazione titoli a Wall Street e curava in proprio il suo portafoglio. <em>“Quando mi misi a studiare con attenzione i prospetti informativi del fondo, ciò che mi infastidì veramente fu soprattutto l’impossibilità di capire i documenti. La mia prima reazione fu d’imbarazzo. Poi improvvisamente capii: se uno con venticinque anni di esperienza nel settore titoli non era in grado di decifrare il gergo utilizzato, immaginiamoci la frustrazione di un risparmiatore medio. I prospetti del fondo erano scritti in un linguaggio giuridico impenetrabile, da e per avvocati esperti in titoli. Avrei presto scoperto che questa era solo una delle discutibili abitudini del risparmio gestito”</em>.</p>
<p>Sono passati quasi 20 anni da questa “intuizione” dell’ex presidente della Sec e qualche piccolo passo in Europa è stato fatto nel campo per esempio dei fondi con l’introduzione dallo scorso 1° luglio del prospetto semplificato, il cosiddetto Kid. In poche pagine dire tutto l’essenziale che un risparmiatore deve sapere per comprendere con un linguaggio comprensibile il fondo acquistato. Ma la strada è ancora lunga e peraltro sono molti i risparmiatori (e persino gli addetti ai lavori) che nemmeno oggi, a oltre 7 mesi dall’entrata in vigore di questo provvedimento, sanno in realtà di questa piccola innovazione e continuano nella maggior parte dei casi a firmare o cliccare e dare l’assenso a tutto quando sottoscrivono un prodotto senza leggere alcunché.</p>
<p>Nel mercato obbligazionario siamo ancora molto indietro su questo fronte e soprattutto da quel buonsenso che consiglierebbe di indicare nella prima pagina di qualsiasi documento informativo in modo chiaro e comprensibile le caratteristiche di ogni obbligazione o prodotto finanziario più complicato di un gelato alla vaniglia. E magari male non farebbe che una volta che la società scrive il regolamento sottoponesse il testo e soprattutto quella della paginetta iniziale all’autorità di controllo per l’approvazione, coinvolgendo magari in questa opera un tavolo delle associazioni dei consumatori. Meglio prevenire che curare, no?</p>
<p>E dando poi naturalmente pubblicità alla cosa in modo adeguato in modo tale che ciascun risparmiatore possa sapere che anche in un documento di 200 o 300 pagine (tali sono diventati oramai molti prospetti informativi) c’è una paginetta iniziale dove sono raccolte tutte le informazioni essenziali e scritto magari in evidenza che su quel prodotto che sta sottoscrivendo esiste il 68,5% delle possibilità che perderà! Viene il lecito sospetto però che in Italia (ma non solo) la tutela del risparmiatore interessi come ai giapponesi quella delle balene (che infatti preferiscono fiocinare e ridurre a tocchetti per farne sushi e sashimi).</p>
<p><strong><span style="background-color: #ffff00;"><br />
Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Ovvero dell’illimitata fiducia di molti risparmiatori nei confronti della propria banca…</span><br />
</strong></p>
<p>Vi è un altro aspetto poi da considerare e non da scartare: la fiducia cieca del risparmiatore nei confronti della propria banca incarnata magari nello sportellista, nel funzionario o nel promotore dell’istituto. “La banca è la banca” e fino a qualche tempo la fiducia in questa istituzione era pari, secondo le rilevazioni statistiche, a quella per i Carabinieri e le forze dell’ordine. La storia di questi anni dovrebbe avere invece insegnato che gli istituti di credito non sono enti di beneficienza la cui preoccupazione principale è arricchire i risparmiatori ma evidentemente questo messaggio fa una certa fatica a passare.</p>
<p>E basta vedere peraltro il depliant o uno spot di una banca per vedere come su questo “equivoco” si fondi buona parte del marketing bancario e finanziario. Famiglie felici, sicurezza, protezione, capacità di far fruttare i risparmi affidati, la banca che vi dà una mano e vi aiuta a realizzare i vostri desideri, contributo all’economia del proprio territorio o della nostra Patria&#8230; Questo è l’immaginario”erotico” a cui le banche attingono per promuovere i propri prodotti e il proprio brand…</p>
<p><a rel="attachment wp-att-4779" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/%e2%80%9cfidati-questa-obbligazione-e%e2%80%99-un-affare%e2%80%9d/4774/bpm-2"><img class="alignnone size-medium wp-image-4779" title="bpm" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/02/bpm-300x239.gif" alt="" width="300" height="239" /><br />
</a></p>
<p><strong>Anatomia di una “fregatura”: l’identikit di chi ha sottoscritto i bond BPM secondo le testimonianze arrivate alla Procura.</strong></p>
<p>Fra i “bidonati” da Banca Popolare di Milano con questo famigerato prestito convertendo (una obbligazione che di obbligazione aveva solo il nome perché di fatto non lo era salvo un tasso d’interesse alto, il 6,75%, che serviva giusto per accalappiare i clienti più sprovveduti e che guardavano solo il rendimento) c’erano, infatti, spesso i clienti più fedeli e danarosi dell’istituto milanese. Le testimonianze dei clienti della Bpm ascoltati dagli uomini della Guardia di finanza hanno, infatti, evidenziato quasi sempre la stessa storia: risparmiatori con basso profilo di rischio convinti ad acquistare un&#8217;obbligazione speculativa e strutturata senza averne la consapevolezza, traditi dalla fiducia verso la loro banca.</p>
<p>Risparmiatori spesso benestanti la cui intenzione era di mettere al sicuro i propri soldi. Ha raccontato bene il Sole 24 Ore con un articolo del solito bravissimo Stefano Elli le storie di molti di questi clienti in un articolo che vale la pena riprodurre nella parte delle testimonianze per farsi un’idea del “pelo sullo stomaco” che i funzionari di una banca possono avere nel collocare prodotti “spericolati” alla propria “migliore” clientela:</p>
<p><em>“C&#8217;è la venditrice ambulante, ormai in pensione, che ha spiegato di essere stata contattata dal direttore della sua filiale Bpm e convinta a sottoscrivere il bond per un valore di 30mila euro. Voleva conservare il capitale. La perdita è stata invece tra il 70 e il 90%. E poi la casalinga che ha investito 50mila euro, parte dei soldi ricevuti dall&#8217;assicurazione per la morte del marito. Puntava a una rendita che non c&#8217;è stata. Lunga, anche, la schiera dei clienti da decenni fedeli alla banca. Uno di loro era da trent&#8217;anni correntista della Bpm. Spaventato dall&#8217;andamento dei mercati ha disinvestito 50mila euro da un fondo comune e li ha dirottati sul convertendo. Una scelta che si è rivelata fallimentare. C&#8217;è poi chi è rimasto scottato in passato dai crack della Cirio e dei bond argentini e cercava un investimento a prova di fallimento. L&#8217;impiegato di banca gli ha proposto di investire nel convertendo e lui si è fidato. Nella carrellata di testimonianze c&#8217;è anche il pensionato che ha investito 400mila euro, la metà dei suoi risparmi, perché le obbligazioni che possedeva erano in scadenza. L&#8217;intero importo lo ha convogliato sul bond Bpm pensando che avesse lo stesso grado di rischio dei titoli appena liquidati. Un altro cliente ha bruciato quasi completamente l&#8217;eredità del padre. I soldi erano investiti in titoli di Stato e alla loro scadenza la banca lo ha convinto a sottoscrivere il bond. L&#8217;uomo ha dichiarato che voleva impiegare il suo denaro in maniera conservativa e che non immaginava che il convertendo avesse un tasso di rischio così elevato. Altri due pensionati hanno speso 200mila euro nel convertendo. Agli investigatori hanno dichiarato che l&#8217;impiegato di banca, con il quale avevano stretto un rapporto di fiducia consolidato da anni, aveva garantito che il titolo era sicuro. Entrambi, fino ad allora, avevano investito esclusivamente in obbligazioni e puntavano a conservare il valore dei risparmi. Gli uomini della Guardia di finanza hanno verificato che il loro profilo di rischio era inadeguato sotto tutti gli aspetti alle caratteristiche di un titolo strutturato come il bond convertendo. Tirando le somme, gli investigatori si sono accorti che gran parte delle persone ascoltate sono clienti storici della Bpm, con rapporti decennali e con una buona disponibilità di risparmi: in media 400-500mila euro. Ma tutti hanno alle spalle una storia di investimenti prudenti, generalmente titoli di Stato, obbligazioni e fondi comuni. La maggior parte di loro viene chiamata dalla banca alla scadenza dei titoli e tutti si vedono offrire l&#8217;investimento nel convertendo come prima opzione. Nessuno dichiara di aver ricevuto proposte alternative. Ma si fidano, e la fiducia li tradisce. Nessuno di loro ha sostenuto di essere andato in banca con l&#8217;intenzione di sottoscrivere il bond, eppure tutti hanno firmato il modulo in cui hanno certificato di essere stati essi stessi a richiedere il convertendo. In alcuni casi gli inquirenti hanno accertato che i profili di rischio sono stati alterati per renderli compatibili con un investimento così speculativo. Che il bond avesse caratteristiche insidiose era scritto chiaramente nel prospetto informativo, ma il documento non sarebbe stato consegnato a nessuno dei risparmiatori. E nessuno lo ha consultato sul sito della Bpm. Ora tocca alle indagini appurare come sono andate davvero le cose”.</em></p>
<p><strong>Non dite al contadino quanto può essere opaco per un risparmiatore comune il mercato obbligazionario italiano… (quanto è buono il formaggio con le pere lo sa) </strong></p>
<p>Il caso “convertendo BPM” è sicuramente un caso eclatante ma sarebbe sbagliato considerarlo un caso isolato e pensare che solo questa banca sia da mettere nel “libro nero” (anche se i nuovi vertici probabilmente cercheranno di far dimenticare e si spera… in meglio questa macchia). E basta ricordare in proposito<a href="http://www.consob.it/documenti/quaderni/qdf67.pdf" target="_blank"> uno studio pubblicato nel luglio 2010</a> da 4 ricercatori presso la Consob (R. Grasso, N. Linciano, L. Pierantoni, G. Siciliano) che hanno analizzato oltre 12.000 obbligazioni bancarie proposte ai clienti retail (cioè allo sportello) per un totale di oltre 580 miliardi di euro.</p>
<p>I risultati di questa analisi?<strong><span style="background-color: #ffff00;"> “I rendimenti all’emissione per gli investitori al dettaglio non mostrano alcuna evidente correlazione con il rischio emittente e di liquidità e, a parità di altri fattori, sono inferiori di circa 90-100 punti base a quelli offerti agli investitori istituzionali. L’analisi ha inoltre evidenziato come, con elevata frequenza, tali rendimenti siano inferiori a quelli dei titoli di Stato domestici”</span></strong>.</p>
<p>Insomma la conclusione sostanziale è che nei confronti delle banche che emettono bond fidarsi è bene, non fidarsi è meglio… E che un risparmiatore normale ha una buona probabilità di vedersi rifilare dalla propria banca un prodotto con rendimenti più bassi di quelli di mercato e/o con caratteristiche che ne dovrebbero spesso sconsigliare l’acquisto. In pratica le stesse obbligazioni che dalle stesse banche vengono vendute ad investitori esperti rendono mediamente 90-100 punti base in più di quando vengono vendute direttamente ai clienti.</p>
<p>E quando vendono le loro obbligazioni ai clienti le banche offrono rendimenti che spesso non superano quelli di un titolo di stato con simile scadenza; addirittura le banche più rischiose riescono a vendere ai clienti obbligazioni con tassi di rendimento inferiori a quelli di una obbligazione con la stessa scadenza ma emessa dal Tesoro. E questa non è letteratura poiché sul campo in questi anni quando ci siamo trovati a esaminare portafogli di clienti, in una percentuale veramente elevata di casi ci siamo imbattuti in obbligazioni “limoni”: titoli che dopo il collocamento hanno visto le quotazioni spesso precipitare, spesso illiquide e che procurano agli sfortunati possessori dei discreti mal di pancia.</p>
<p>Dal punto di vista teorico a parità di scadenza con un titolo di Stato che rende il 5% è curioso che una banca nazionale riesca a collocare titoli in modo massiccio offrendo rendimenti del 4%: questa è invece stata fino a poco tempo fa quasi la regola. E non solo. Se sul mercato obbligazionario dei titoli già quotati (quello che si definisce in termini tecnici il ‘secondario’ o che un risparmiatore potrebbe considerare quello dell’usato) i bond della banca X rendono il 5% nel caso che la banca proceda a una nuova emissione sarebbe ragionevole attendersi che i nuovi titoli vengano collocati con un rendimento di pari grado o superiore. Questo accade invece soprattutto se la banca deve collocare i suoi titoli ad altri investitori istituzionali ma difficilmente se invece deve collocarli alla propria clientela, dove cercherà di collocare titoli nel mercato reale (e non in quello teorico dell’homo economicus) a un prezzo inferiore a quello di mercato.</p>
<p>Il risparmiatore tipico che sottoscrive questi titoli si fida, infatti, della propria banca e non fa simili confronti e peraltro nel prospetto informativo dei titoli nessuno gli impone di indicare questa banale informazione o pubblicarla magari (per essere così più in real time) su una pagina internet dedicata alle nuove emissioni dove informa correttamente i propri clienti delle condizioni a cui sta collocando la propria merce, facendo dei giusti paragoni. Perché la banca o l’intermediario non spieghi bene al risparmiatore che esista un mercato dell’’usato” e quanto rendono i titoli già quotati con simili caratteristiche a quelli già emessi è chiaro come è palese il conflitto d’interesse: se il risparmiatore comprasse il bond al mercato secondario (Mot o Tlx) invece che al collocamento (ovvero al mercato primario) quei soldi raccolti non arriverebbero alla banca.</p>
<p>E inoltre in termini commissionali collocare un titolo di nuova emissione porta all’intermediario più fieno in cascina. Potremmo citare centinaia di casi che nell&#8217;attività di consulenza su misura di <a href="http://www.moneyexpert.it">MoneyExpert.it</a> abbiamo esaminato in questi anni di simili “scippi legalizzati” fatti ai risparmiatori comuni tramite il mercato obbligazionario dove i comportamenti da legge della giungla (dove il più forte sbrana il più debole) sono quasi la costante. E il danno che il risparmiatore comune ricava da un simile comportamento è notevole: il titolo acquistato a 100 dal risparmiatore ingenuo (e talvolta incauto) dopo il collocamento vedrà, infatti, il suo prezzo adeguarsi a quello dei titoli già emessi perdendo magari 4 o 5 punti percentuali dopo poche settimane dal collocamento. E nel tempo il risparmiatore comune se le cose vanno bene (e non come è andata ai possessori del bond BPM convertendo 6,75% 2009-2013) vedranno sì restituirsi 100 più tutti gli interessi ma nel tempo di detenzione dell’obbligazione il loro capitale ha avuto un rendimento più basso di quello che sarebbe stato giusto attendersi.</p>
<p>Come può un risparmiatore difendersi e non essere una pecora da tosare? Come può un risparmiatore difendersi da questa quasi sistematica tosatura fatta nei suoi confronti? Evidentemente soprattutto informandosi, facendo domande e confronti e smettendo di avere nei confronti della banca o di qualsiasi intermediario un atteggiamento di cieca fiducia e passività o essere preda di questa forma di “sindrome di Stoccolma” dove la vittima sembra irresistibilmente attratta da quello che è spesso il proprio carnefice. <span style="background-color: #ffff00;"><em>“Ma io non ho tempo di dedicarmi a queste analisi, non è il mio lavoro, non ci capisco nulla….” </em></span>obietterà qualcuno, magari deprimendosi nella lettura di documenti complicati dove le informazioni veramente importanti sono disseminate sapientemente in complicati capoversi fra centinaia e centinaia di pagine.</p>
<p><em> </em></p>
<p>Si parla molto in queste settimane col governo dei “tecnici” di liberalizzazioni, privatizzazioni, riforme per incentivare la concorrenza e migliorare la qualità dei servizi e la competitività con un beneficio infine per tutti i consumatori e il Paese. Ma riguardo al sistema bancario tutto questo “vento di rinnovamento” non sembra spirare e il sospetto di molti è che non solo come diceva il poeta Ezra Pound <em><strong>“i politici sono i camerieri dei banchieri”</strong></em> ma lo siano anche (e perfino di più) i cosiddetti “tecnici”.</p>
<p><em>Ci sono due strade che si aprono per il risparmiatore:</em></p>
<p><em>a) Scegliere un prodotto finanziario più semplice poiché come dice giustamente Warren Buffett “l&#8217;investimento deve essere razionale. Se non lo capite, non lo fate”</em></p>
<p><em></em><em>b) Rivolgersi altrimenti a qualcuno che sa “decrittare” quello che c’è scritto e fare un confronto come un esperto indipendente, una società di consulenza finanziaria per una “seconda opinione” e un parere super partes.</em></p>
<blockquote><p>Il costo (o mancato guadagno) di voler fare da soli e lasciar decidere di fatto al venditore quello che è meglio per voi può costare molto caro come insegna la storia del “risparmio tradito” di questo ultimo decennio che assomiglia sempre di più a un saccheggio nei confronti dei risparmiatori italiani operato quasi sistematicamente dal sistema bancario (e non solo italiano) nei confronti dei risparmiatori come ha spiegato con arguzia e grande documentazione il professor Luciano Gallino in un saggio di qualche anno fa (“Con i soldi degli altri” , Einaudi Editore) purtroppo noto solo a pochi addetti ai lavori e appassionati della finanza dei “limoni”.</p>
<p><strong><br />
Monti fai qualcosa! Privatizzazioni, liberalizzazioni ok ma la tutela del risparmio dovrebbe venire prima di tutto…</strong>.</p>
<p>Infine evidentemente c’è un livello superiore in cui dovrebbe essere più correttamente affrontato questo problema che non è fatto solo di asimmetria informativa. Ed è quello che in un Repubblica dove nella Costituzione è scritto che “il risparmio è tutelato in tutte le sue forme” si passi finalmente dal lato teorico a quello pratico.</p>
<p>Nel caso del mercato obbligazionario (e non solo) l’informazione su cui il risparmiatore dovrebbe basare le sue decisioni dovrebbe essere nelle parti essenziali più chiara, concisa, completa e trovare spazio nelle prime pagine di ciascun prospetto, dando magari i rimandi più legati all’andamento dei mercati (come gli eventuali confronti) sulle pagine web degli emittenti.</p>
<p>Come un fruttivendolo è obbligato a esporre il prezzo della frutta con un cartellino e il suo prezzo (e non rimandando a un documento di 200 pagine dove si trovano anche queste informazioni) così una banca che vende un titolo dovrebbe fornire immediatamente le informazioni essenziali su ciascun prodotto collocato in una paginetta massimo due dove è sintetizzato all’inizio del documento tutto ciò che occorre veramente sapere, rimandando poi nel resto del documento e nei fattori di rischio (che oramai sono diventati quasi una barzelletta visto che includono anche cataclismi e invasioni degli alieni continuando di questo passo) tutto il resto delle informazioni.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-4780" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/%e2%80%9cfidati-questa-obbligazione-e%e2%80%99-un-affare%e2%80%9d/4774/timemonti"><img class="alignnone size-medium wp-image-4780" title="timemonti" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/02/timemonti-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>E dando poi naturalmente pubblicità alla cosa e obbligando di fatto le banche e gli intermediari a comunicare questo cambiamento. Rendere meno opaco il mercato del risparmio secondo noi è possibile ed è solo una questione di volontà politica. Sarà pure importante liberalizzare il mercato dei taxi ma crediamo che in Italia se si vogliono colpire veramente rendite di posizione e tutelare economicamente i cittadini agire con decisione nei confronti di tutti i mercati (come quello del risparmio) dove l’opacità o vischiosità (per dirla con un eufemismo) è ancora elevata sarebbe non solo importante ma necessario.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>A PIAZZA AFFARI IL VERDE PIENO NON E’ ANCORA SCATTATO MA IL SEMAFORO E’ SEMPRE IL SEMAFORO</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 11:15:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Pilotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[analisi tecnica]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo Standard&#038;Poor’s anche Moody’s si diverte a emettere giudizi negativi su una serie di società europee tra cui anche qualche big italiano oltre al settore bancario. I mercati, tuttavia, non sembrano curarsene e continuano a dare segnali di forza seppur con volumi al di sotto della media. La tendenza moderatamente ascendente, inoltre, ha comportato qualche segnale di acquisto nei portafogli più dinamici mentre il nostro Semaforo, ancora di colore rosso, ha centrato finora l’obiettivo per il quale è stato studiato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo Standard&amp;Poor’s anche Moody’s si diverte a emettere giudizi negativi su una serie di società europee tra cui anche qualche big italiano oltre al settore bancario. I mercati, tuttavia, non sembrano curarsene e continuano a dare segnali di forza seppur con volumi al di sotto della media. La tendenza moderatamente ascendente, inoltre, ha comportato qualche segnale di acquisto nei portafogli più dinamici mentre il nostro Semaforo, ancora di colore rosso, ha centrato finora l’obiettivo per il quale è stato studiato</p>
<p>Non trascorre settimana, ormai, senza che qualche agenzia di rating abbia emesso giudizi negativi su qualche Paese o società europea. E’ toccato questa volta a Moody’s che, temendo di rimanere indietro rispetto a quanto dichiarato poche settimane fa da Standard&amp;Poor’s, ha declassato o rivisto l’outlook di ben 114 banche europee, di cui 24 sono istituti italiani. Non si sono salvati nemmeno i gruppi a controllo statale con Eni, Poste Italiane e Finmeccanica oggetto di “sforbiciata”.</p>
<p>A ciò si aggiungono le notizie non certo positive sul fronte Grecia con  ministri delle finanze dei Paesi della zona Euro che starebbero pensando di far slittare tutti o parte degli aiuti da 130 miliardi di euro a dopo le elezioni presidenziali elleniche che si terranno in aprile.</p>
<p>Ma mentre in altri contesti la mancanza di fiducia e l’incertezza avrebbero affondato i mercati, ora le Borse stanno riprendendo quota e sembrano guardare al futuro con una vena di ottimismo. Anche gli ultimi dati macroeconomici sembrano rafforzare l’idea che forse il peggio è passato e i nostri sistemi più dinamici hanno cominciato a dare qualche segnale di acquisto dopo mesi in cui erano rimasti completamente liquidi.</p>
<p>Anche il nostro Semaforo (che è seguito dai risparmiatori più prudenti e avversi al rischio nei portafogli modello di <a href="http://www.borsaexpert.it" target="_blank">Borsa Expert.it</a> e in quelli di <a href="http://www.moneyexpert.it" target="_blank">MoneyExpert.it</a> per la consulenza su misura ), un indicatore che ricordiamo avere come obiettivo quello di  abbattere la volatilità  “cattiva” e quindi ridurre e tagliare le perdite nelle fasi di forti ribassi, non è lontano dal tornare di colore verde anche se molto dipenderà dall’andamento delle prossime sedute. Questo indicatore, che ha consigliato ai meno temerari di uscire dal mercato lo scorso 24 giugno quando l’Indice FTSE All Shares quotava 20.395 punti, comunque vada ha raggiunto il suo obiettivo poiché il mercato, da allora, ha prima perso il -31,7% per poi recuperare terreno e chiudere il giorno 16 febbraio a 17.358 punti, un valore, al momento, inferiore rispetto al livello di entrata.</p>
<p>Sul fronte azionario l’Indice FTSE All Shares del mercato italiano (di cui inseriamo qui sotto l’andamento grafico) ha avviato una fase moderatamente rialzista caratterizzata da volumi modesti e scarsa volatilità. E’ soprattutto il settore bancario a trainare il listino con l’Indice FTSE BANKS che ha messo a segno un guadagno di quasi il 40% dopo i minimi toccati nel gennaio scorso. A questo punto la salita potrebbe continuare almeno fino ai 12mila punti, livello molto importante che ha costituito uno sbarramento nel tentativo di risalita dello scorso ottobre prima del nuovo calo fino ai minimi di gennaio.</p>
<p>Tale violazione potrebbe riportare l’indice verso i 14.400 prima e i 16.600 successivamente. Attenzione però a possibili nuovi cali che farebbero tornare l’indice verso i 10.200 prima dello sbarramento costituito dagli 8.500 punti. Considerazioni che saranno importanti soprattutto per i graficisti ma che nei nostri portafogli troveranno spazio solo in base ai segnali (univoci e non basati su interpretazioni sempre discutibili) forniti dalle nostre strategie integrate (dove oltre alle considerazioni di analisi fondamentale si sommano quelle ancora più importanti di market timing dettate dai nostri modelli di Expert Stategy) che in queste settimane hanno già visto scattare diversi segnali di acquisto, riducendo in modo significativo la liquidità che era arrivata a valere negli scorsi mesi mediamente il 12% dei nostri portafogli e contribuendo così in questo modo a evitare di prendere “botte” dal mercato con una classica (e perdente) strategia “buy &amp; hold”. “Compra e tieni per dirla in italiano”. O “compra e spera” per dirla in termini più concreti vedendo quello che è accaduto in questi anni agli sfortunati seguaci di questa teoria…</p>
<p><a rel="attachment wp-att-4791" href="http://www.moneyreport.it/ftse-all-shares-7"><img class="alignnone size-full wp-image-4791" title="FTSE All Shares" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/02/FTSE-All-Shares.gif" alt="" width="680" height="362" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>I TITOLI TOP (Fondiaria Sai) &amp; FLOP (RCS Mediagroup) DELLA SETTIMANA.</title>
		<link>http://www.moneyreport.it/report-articoli/i-titoli-top-fondiaria-sai-flop-rcs-mediagroup-della-settimana./4777</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 09:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Iko</dc:creator>
				<category><![CDATA[azioni italiane]]></category>
		<category><![CDATA[top&flop]]></category>
		<category><![CDATA[fondiaria sai]]></category>
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		<description><![CDATA[Ecco i titoli che si sono distinti nell’ultima settimana al rialzo e al ribasso. Rimbalza Fondiaria Sai (+27,57%) e affonda RCS Mediagroup (-7,48%). Questa pazza, pazza Borsa… vista con una punta (naturalmente di matita e di colore rigorosamente rosso o blu) di ironia. Per cercare di sorridere anche dei continui saliscendi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000080;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="font-family: impact, chicago;"><strong>TOP</strong></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="font-family: impact, chicago;"><strong><img src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRHfxppJ-Rb1sS-AluomVu-Q9CmjhxO6EiQZzYFSlnqktVgJJK0" alt="" width="81" height="81" /></strong></span></span></span></span></p>
<p>I giochi sembravano fatti per Fondiaria Sai con l’ingresso come “cavaliere bianco” dei rossi di Unipol ma un nuovo cavaliere è apparso all’orizzonte, sparigliando le carte.</p>
<p>O questo è quello che pensa la Borsa che ha visto i titoli della galassia del gruppo Ligresti salire a 2 cifre in questa settimana dopo l’annuncio da parte di Palladio Finanziaria in tandem con la Sator di Matteo Arpe di aver rastrellato una quota importante del capitale di Fondiaria Sai.</p>
<p>A beneficiare di questa lotta (che potrebbe prolungarsi fino al 19 marzo giorno in cui sono fissate le assemblee straordinarie di Unipol e Fonsai chiamate a deliberare i rispettivi aumenti di capitale da 1,1 miliardi per portare a buon fine il matrimonio) finalmente i piccoli azionisti delle società del gruppo Ligresti che in questi mesi hanno visto le loro azioni precipitare quasi senza sosta. Fra i due litiganti per una volta (e si spera non per poco) il risparmiatore gode…</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="font-family: impact, chicago;"><strong> </strong></span></span></span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="font-family: impact, chicago;">FLOP</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="font-family: impact, chicago;"><img src="http://www.rcsmediagroup.it/wps/themes/html/RCSMG/img/Logo_RCS_home.jpg" alt="RCS Mediagroup" width="147" height="97" /></span></span></span></strong></p>
<p>Se Adriano Celentano dal palco di Sanremo ha dato del “deficiente” al critico televisivo del Corriere chissà cosa avrebbe detto ai vertici della società RCS Mediagroup se ne fosse stato azionista…. Questa settimana è stato presentato infatti il consuntivo 2011 e anche quest’anno le cattive notizie hanno superato le buone. Ricavi e marginalità in calo, annuncio che gli obiettivi fissanti nel piano industriale 2013 non sono raggiungibili (e non è la prima volta), saldo finale in profondo rosso, debiti solo in lievo calo a 938 milioni di euro.</p>
<p>I peggiori risultati arrivano dalla Spagna dove qualche anno fa la società ha pensato “bene” di espandersi, rilevando a caro prezzo (oltre un miliardo di euro)  un’azienda che finora ha provocato solo grattacapi e perdite, decidendo in questo bilancio di svalutare per circa 300 milioni di euro la partecipazione in questa controllata. Vatti a fidare degli spagnoli. Ma anche dei manager italiani…</p>
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		<title>I TITOLI TOP (Gabetti) &amp; FLOP (Seat Pagine Gialle) DELLA SETTIMANA.</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 10:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Iko</dc:creator>
				<category><![CDATA[azioni italiane]]></category>
		<category><![CDATA[top&flop]]></category>
		<category><![CDATA[gabetti]]></category>
		<category><![CDATA[Seat Pagine Gialle]]></category>
		<category><![CDATA[titoli migliori e peggiori]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco i titoli che si sono distinti nell’ultima settimana al rialzo e al ribasso. Rimbalza Gabetti (+57,27%) e affonda Seat Pagine Gialle (-9,34%). Questa pazza, pazza Borsa… vista con una punta (naturalmente di matita e di colore rigorosamente rosso o blu) di ironia. Per cercare di sorridere anche dei continui saliscendi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000080;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="font-family: impact, chicago;"><strong>TOP</strong></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="font-family: impact, chicago;"><strong><img src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQbZFMJaEOrUPYdcEiQ9f6XWHQDBM6EiUId92JH2VbNU8CuUfQi-A" alt="" width="122" height="71" /></strong></span></span></span></span></p>
<p>Il mercato immobiliare non fa certo faville ma spicca questa settimana il rialzo a 2 cifre (quasi 3!) di Gabetti. Da tempo la società immobiliare non se la passa bene ed è arrivato ora un rimescolamento al vertice e un aumento di capitale da 32 milioni di euro per allontanare lo spettro del fallimento.</p>
<p>I soci devono ora mettere mano al portafoglio e una nuova ristrutturazione è stata annunciata con una massiccia serie di vendite per concentrarsi nella sola attività di servizi mentre è stato siglato il divorzio dall’ex partner UBH che si concentrerà ora nell’attività di intermediazione finanziaria. A questo punto restano solo da vendere le case…</p>
<p><strong><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="font-family: impact, chicago;">FLOP</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="font-family: impact, chicago;"><img src="http://www.seat.it/seat/resources/images/logoSPG.jpg" alt=" " /></span></span></span></strong></p>
<p>Mentre il mondo guarda alla Grecia, in Italia si tratta ancora per il salvataggio di Seat Pagine Gialle e la ristrutturazione del debito per evitare il ricorso al fallimento. L’accordo con gli azionisti e i creditori sembra cosa fatta ma a Piazza Affari questa settimana i rialzisti sul titolo hanno deciso di concedersi una settimana di vacanza e così il titolo è stato fra i peggiori. Ma si spera che questo infinito giallo …trovi finalmente una soluzione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>IPO FACEBOOK: MA VALE VERAMENTE OLTRE 100 MILIARDI DI DOLLARI?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:08:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Gaziano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi Fondamentale]]></category>
		<category><![CDATA[Collocamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Wall Street]]></category>
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		<category><![CDATA[collocamento wall street]]></category>
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		<category><![CDATA[Justin Wolfers]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[sottoscrivere azioni Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[valutazione Facebook]]></category>

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		<description><![CDATA[Si avvicina la quotazione per Facebook con quella che viene già considerata l'Ipo del secolo. Il prezzo è giusto? E come si arriva a una simile quotazione? I dati presentati per la quotazione alla Sec indicano il percorso fatto dalla creatura di Mark Zuckerberg, padre e padrone,  ma al momento lasciano aperti molti dubbi sulle strategie future e se è una simile valutazione non è troppo "gonfiata". Ma anche di Google si pensava nel 2004 la stessa cosa. Anche se...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="color: #ff0000;">Ha collaborato a questo articolo Emanuele Oggioni, gestore azionario di Saint George Capital Management </span><br />
</em></p>
<p>E’ stata già definita l’Ipo del secolo e la quotazione di Facebook che dovrebbe sbarcare a Wall Steet verso maggio sta già facendo parlare tutti i giornali finanziari (“L’Economist” gli ha dedicato l’ultima copertina), attirando l’attenzione di milioni di risparmiatori in tutto il mondo.</p>
<p>Non sono d’altraparte poi molte le aziende che si quotano che possono contare 845 milioni di clienti (“users mensili”) e pazienza se i recenti collocamenti di aziende del settore si sono rivelate mediamente un fiasco.</p>
<p>Secondo i calcoli di ZeroHedge un ipotetico investitore che avesse sottoscritto il primo giorno di quotazione tutte le azioni di società del ramo “social network “ in tutto il mondo (negli Stati Uniti ma anche in Cina) avrebbe visto il suo patrimonio in meno di un anno dimezzarsi (e nel momento peggiore dei mercati diventare perfino un quarto). Aderire in sede di Ipo in prima battuta è quasi impossibile e occorre quindi rivolgersi al mercato secondario.</p>
<p>Ma la quotazione di Facebook rappresenta per molti addetti ai lavori ed analisti “un’altra cosa”. Arriva sul listino, infatti, il leader dei leader, e come nel film “Americani” si raccontava bene nel mondo del capitalismo selvaggio c’è posto solo per un leader, massimo due: <em>“il primo classificato vince una Cadillac, il secondo un set di coltelli da bistecca, il terzo perde il lavoro!”.</em></p>
<p>Quanto varrà Facebook? Le stime sulla valutazione oscillanzo fra i 75 e i 100 miliardi di dollari. In pratica ogni utente del social network (me compreso) viene valutato circa 100 dollari.</p>
<div id="attachment_4754" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.moneyreport.it/eventicorsi"><img class="size-medium wp-image-4754" title="lettera genn 2012" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/02/lettera-genn-2012-300x161.jpg" alt="" width="300" height="161" /></a><p class="wp-caption-text">Ricordati di iscriverti alla conferenza del 18 febbraio a Milano!</p></div>
<p>La società certo va bene ma se prendiamo i criteri tradizionali di valutazione arrivare a una valutazione così “monstre” è quasi un esercizio di fantasia.<br />
Fra il 2009 e il 2011 i ricavi di Facebook sono cresciuti a un tasso annuo del 127% annuo a 3,8 miliardi dollari nel 2011 con un utile operativo di 1,5 miliardi dollari.</p>
<p>In pratica se volessimo dividere la capitalizzazione di borsa prevista per il fatturato viene fuori una valutazione di circa 20 volte che è pari a 5 volte in più il multiplo di un’azienda come Apple e oltre 3 volte quella di un’azienda come Google.</p>
<p>Un professore che insegna alla Wharton School e scrive per il New York Times, <em>Justin Wolfers, ha fornito in Twitter una sua valutazione per &#8220;tontoloni&#8221; per arrivare a 100 miliardi di euro: &#8220;1 miliardo di utenti, Fb guadagna 5 dollari su ciascuno in pubblicità. Valore attuale netto = profitto annuale per 20 = 100 miliardi di dollari&#8221;.</em></p>
<p>Una provocazione ma non è da escludere (visto come funziona questo mondo&#8230;) che le società che si occuperanno della valutazione e del prospetto informativo (un parterre che comprende insieme a Morgan Stanley anche Goldman Sachs, Bank of America Merrill Lynch, Barclays Capital e JPMorgan) partendo da un ragionamento simile arriveranno attraverso centinaia e centinaia di pagine a esprimere in modo più raffinato il concetto con la stessa identica conclusione.</p>
<div id="attachment_4747" class="wp-caption alignnone" style="width: 480px"><a rel="attachment wp-att-4747" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/prova-prova/4743/facebookipo"><img class="size-full wp-image-4747 " title="FacebookIpo" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/02/FacebookIpo.jpg" alt="" width="470" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">come si arriva alla valutazione &quot;for dummies&quot; di Fb secondo Wolfers</p></div>
<p>Se andiamo a fare anche il confronto con gli utili i multipli sono sempre multipli delle aziende più comparabili ma questi confronti ci insegna la storia di Google possono essere sempre fuorvianti poiché quando la creatura di Sergei Brin e Larry Page fu quotata nel 2004 a 84 dollari il prezzo non era certo economico e basato su multipli completamente diversi da quelli proposti oggi per Facebook: ebbene oggi le azioni di Google valgono circa 580 dollari…</p>
<p>In pratica chi comprerà le azioni di Facebook con queste valutazioni conta che il fondatore 27 enne di questa società non sbaglierà un colpo e ripeterà (o addirittura farà meglio) la sequenza di azioni positive dell’azienda di Mountain View.</p>
<p>Secondo Philip Pearson, co-manager della strategia GLG Technology (Man Group)<em>, &#8220;<strong>i</strong>l dibattito sul valore di Facebook tende a concentrarsi sulle tendenze degli utenti e sui redditi e sugli utili a breve termine, ma manca di considerare il principale elemento di attrattiva, cioè il fatto che, per un investitore pubblicitario, il prezzo che si paga per “impression” su Facebook (o sui display pubblicitari che appaiono nell’area in cui l’utente fa il log- in per collegarsi al proprio account di Facebook) è pari a circa  1/10 del prezzo pagato per la medesima visibilità negli annunci pubblicitari televisivi. Il prezzo appare ancora più basso se si considera la mole di maggiori informazioni di cui si dispone sugli utenti di Facebook rispetto alle caratteristiche demografiche di chi guarda un programma in TV. Con il collasso di questo divario dei prezzi, dovremmo assistere ad una crescita consistente dei ricavi di Facebook e buona  parte di essi potra’ contribuire alla bottom-line. Se si guarda al modello complessivo, anche a 100 miliardi di dollari, Facebook sembra essere notevolmente sottovalutato.”</em></p>
<p>Sarà interessante in prossimità del collocamento vedere quali saranno le stime sul fatturato (ovvero i tassi di crescita) e sui margini previsti per Facebook nel futuro per provare a tentare qualche valutazione ma intanto è sicuro (e chi ha visto il film “The Social Network” si era già fatto un’idea) che Mark Zuckerberg ha di nuovo stupito tutti visto che già a 1 miliardo di dollari c’era chi gli consigliava di vendere la sua creatura (una cifra già colossale all’epoca) ma a saper aspettare ora potrà ritirare (virtualmente) una posta 100 volte superiore.</p>
<p>Ma cosa ci dicono i dati di bilancio diffusi da Facebook dalla società in questi giorni? <strong>(continua per gli abbonati)</strong></p>


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		<title>E DOPO UNICREDIT ANCHE BANCO POPOLARE E INTESA SAN PAOLO ANNUNCIANO IL RIACQUISTO DI PARTE DEI PROPRI BOND SUBORDINATI. FUNZIONA COSI&#8217; IL NUOVO &#8216;MONOPOLI&#8217; DELLE BANCHE.</title>
		<link>http://www.moneyreport.it/report-articoli/i-dopo-unicredit-anche-banco-popolare-annuncia-il-riacquisto-di-parte-dei-propri-bond-subordinati.-funziona-cosi-il-nuovo-monopoli-delle-banche./4717</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 15:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Gaziano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Obbligazionario]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo Unicredit anche Banco Popolare e INTESA SAN PAOLO hanno annunciato il riacquisto di obbligazioni proprie per 4 miliardi di euro. E non saranno le sole. Un “simpatico” modo per le banche di speculare a colpo sicuro con i soldi della BCE. E così gli istituti di credito ricomprano le loro obbligazioni invece di finanziare le imprese. La ragione? E' molto più conveniente per i loro bilanci e per "il bene della causa". E grazie a queste operazioni finanziarie potranno incassare centinaia e centinaia milioni di euro di utili (si stima fino a 1500 milioni di euro). Mentre i possessori di questi titoli s'interrogano sul da farsi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">
<p>L’annuncio di lunedì mattina di Banco Popolare non ha certo sorpreso molti analisti e chi segue il mercato del credito e obbligazionario. Un’altra banca dopo Unicredit, il Banco Popolare guidato da Pier Francesco Saviotti annuncia un’operazione di riacquisto dei propri bond, invitando i detentori di obbligazioni Tier 1 e Tier 2 del gruppo a vendere i titoli allo stesso istituto di credito. E in tarda serata è arrivato anche l&#8217;annuncio di Intesa San Paolo di procedere al riacquisto di bond tier 1 per 3,75 miliardi di euro a una percentuale compresa fra l&#8217;88 e il 91% del valore nominale.</p>
<p>Nel caso di Banco Popolare Si tratta in particolare di 12 emissioni, per un valore totale di 4.007 milioni, i cui prezzi di acquisto si aggirano intorno al 70%-80% sul valore nominale, con un minimo del 43% e un massimo del 91%. L&#8217;invito (non l’obbligo) di aderire all’offerta terminerà il 15 febbraio, con regolamento il 20 febbraio.  Nel caso di Unicredit il riacquisto dei bond (vedi tabella) riguardava una serie di titoli con un valore nominale di 5,3 miliardi euro (offrendo circa 3 miliardi di euro) per un’offerta che scade già il prossimo 13 febbraio.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-4718" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/i-dopo-unicredit-anche-banco-popolare-annuncia-il-riacquisto-di-parte-dei-propri-bond-subordinati.-funziona-cosi-il-nuovo-monopoli-delle-banche./4717/riacquistobondpopolare"><img class="alignnone size-full wp-image-4718" title="riacquistoBONDPopolare" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/02/riacquistoBONDPopolare.jpg" alt="" width="504" height="311" /></a></p>
</div>
<div id="_mcePaste">
<p>Ma questo nuovo “Bingo” lanciata dalle banche italiane che si ricomprano i propri titoli a prezzi da saldo (perché mica offrono il valore nominale ovvero il prezzo al quale queste obbligazioni erano state collocate) cui prodest? E’ una bella cosa come ha spiegato negli scorsi giorni Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia in un’audizione alla commissione Finanze e Tesoro della Camera dove ha espresso il pensiero dei banchieri: <em>“il riacquisto dei bond è uno strumento che in certe circostanze e&#8217; alternativo a ridurre i prestiti bancari ed e&#8217; consentito dalla stessa direttiva dell&#8217;Eba&#8221;. E riferendosi all’’operazione di Unicredit (ma stesso ragionamento vale per quella di Banco Popolare)  ha specificato come “il riacquisto dei bond a condizioni di mercato non e&#8217; una azione obbligatoria ma in un momento in cui c&#8217;e&#8217; diffusa percezione di rischio se i risparmiatori vogliono uscire da certe attivita&#8217; allora c&#8217;e&#8217; la possibilita&#8217; per l&#8217;emittente di riacquistare i bond&#8221;.</em></p>
</div>
<div id="_mcePaste">
<p>Detta così la dichiarazioni di Saccomanni fa quasi apparire la mossa delle banche un gesto di generosità? Ma è proprio così?</p>
</div>
<div id="_mcePaste">Noi non siamo completamente d’accordo con questa tesi perché come abbiamo <a href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/in-attesa-dellaccordo-merkelsarkozy-lobbligazionario-a-breve-rimbalza-grazie-alla-soluzione-allitaliana-di-draghi./4485" target="_blank">anche scritto in un recente articolo sul tema </a>simili operazioni arrivano in un contesto particolare dove ci sembra che alla finanza di carta (causa di questa crisi) si continui a rispondere con le solite alchimie finanziarie dove l’obiettivo  principale se non unico è quello di favorire in tutti i modi il sistema bancario. Anche quello malato e vizioso o d’azzardo.</div>
<div id="_mcePaste">
<p><span style="font-size: small;">Dove “per il bene della causa” (come <span style="color: #222222; line-height: 16px;">Aleksandr <em>Solzhenitsyn scriveva all&#8217;inizio degli anni &#8217;60 del delirio del Partito nella Russia comunista</em></span>) tutto è consentito alle Banche, le vere padrone non solo dell’economia e della finanza ma anche oramai della politica sia in Europa (Italia compresa) che negli Stati Uniti.</span></p>
<p><a rel="attachment wp-att-4719" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/i-dopo-unicredit-anche-banco-popolare-annuncia-il-riacquisto-di-parte-dei-propri-bond-subordinati.-funziona-cosi-il-nuovo-monopoli-delle-banche./4717/riacquistounicredit"><img class="alignnone size-full wp-image-4719" title="RiacquistoUnicredit" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/02/RiacquistoUnicredit.jpg" alt="" width="504" height="277" /></a></p>
</div>
<blockquote>
<div id="_mcePaste">Il vantaggio per le banche di riacquistare i propri bond è evidente. Con i soldi presi a prestito dalla Bce a un tasso irrisorio (l’1%) le banche infatti preferiscono mettere questi soldi non nell’economia (finanziando imprese e famiglie) ma nella finanza: rischiano di meno e guadagnano di più. E Unicredit, Banco Popolare e Intesa SanPaolo con questa &#8220;operazioncina&#8221; possono contabilizzare fino a 1500 milioni di euro di  utili nel bilancio di ques&#8217;anno (rafforzando il proprio patrimonio) grazie a questo regalo piovuto dal cielo, anzi dalla Bce.</div>
</blockquote>
<div id="_mcePaste">
<p>Come funziona il meccanismo lo ha spiegato bene qualche giorno fa Vittorio Malagutti sulle colonne de “Il Fatto quotidiano”: <em>“Di recente le banche hanno trovato anche un altro modo molto redditizio per utilizzare la montagna di soldi piovuta in cassa grazie alla Bce. Questa volta i prestiti di Francoforte servono a comprare, o meglio a ricomprare, le obbligazioni a suo tempo collocate dagli stessi istituti di credito. Funziona così. In circolazione ci sono bond per miliardi delle maggiori banche che hanno quotazioni molto lontane dalla parità. Poniamo, per esempio, 90. Se l’istituto li acquista, si assicura per 90 ciò che fra qualche anno avrebbe dovuto rimborsare a 100. Il guadagno è quindi pari al 10 per cento. In più, molto spesso, i titoli già sul mercato hanno caratteristiche tali che in un futuro prossimo non potranno più essere utilizzati per il calcolo dei ratios patrimoniali di vigilanza. Di conseguenza, se queste obbligazioni vengono ricomprate e cancellate, poi possono essere sostituite con altri bond che invece, a differenza delle altre, servono a migliorare i requisiti di patrimonio”.</em></p>
<p><em> </em><em> </em></p>
</div>
<div id="_mcePaste">
<p><a rel="attachment wp-att-4735" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/i-dopo-unicredit-anche-banco-popolare-annuncia-il-riacquisto-di-parte-dei-propri-bond-subordinati.-funziona-cosi-il-nuovo-monopoli-delle-banche./4717/riacquistosanpaolo"><img class="alignnone size-full wp-image-4735" title="RiacquistoSANPAOLO" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/02/RiacquistoSANPAOLO.jpg" alt="" width="504" height="192" /></a></p>
<p>I vantaggi per le banche di compiere simili operazioni sono numerosi ci conferma infatti, Giovanni Ponzetto, analista obbligazionario di Tokos: <em>“E’ un affare logico per le tesorerie delle. Acquistando titoli che rendono il 5-6% con una provvista che gli costa l’1% è evidente il profitto che possono generare. Ma riacquistando i propri titoli ci sono vantaggi ulteriori, perché possono a mettere in bilancio le plusvalenze generate da queste operazioni, nel caso decidano di annullare questi bond prima della scadenza. In bilancio avevano prima titoli emessi  a 100,  e la differenza con il prezzo di riacquisto costituirà tutto utile.  In tutti i casi recenti i titoli riacquistati  hanno caratteristiche tali che in un futuro prossimo non potranno più essere utilizzati per il calcolo dei ratios patrimoniali di vigilanza. L’utile ottenuto annullando queste obbligazioni, e non essendo più obbligati a pagare cedole onerose, migliora i rapporti patrimoniali, dato che il totale di bilancio si contrae. Bisogna ricordare che  i mercati sono equi almeno in questo: tutte le informazioni per capire la convenienza di questa operazione sono a conoscenza dei mercati da tempi non sospetti: ciò che  ha reso possibile questo giro di riacquisti è stato un atto altrettanto pubblico, anzi sbandierato: la fornitura di liquidità da parte dell’ECB. Ricordate, l’adesione è volontaria, non è un obbligo vendere obbligazioni bancarie all’8% di rendimento per la banca, solo perché sono più alte di tre mesi prima. Inoltre, tutto il sistema economico, non solo le banche, funzionano se  nella maggior parte dei casi operano in maniera razionale, e dal punto di vista loro è meglio fare il 9% senza rischi (essendo obbligazioni proprie), che il 6% su un mutuo erogato”.</em></p>
<p><em> </em><em> </em></p>
</div>
<div id="_mcePaste">Sembra insomma come l’acqua del mulino che gira in continuazione per favorire non tutta la comunità ma i “mugnai” banchieri che sono da proteggere e tutelare più del panda poiché l’assioma su cui si fonda il sistema finanziario ma anche politico è ormai quello che se le banche non girano (e non fanno profitti in ogni modo) corriamo tutti diritti verso l’Apocalisse Finanziaria, le banche come il Potere Supremo.</div>
<div id="_mcePaste">
<p>Sarà proprio così? Certo che le banche vanno “lubrificate” in tempo di crisi ma forse sarebbe il tempo di modificare l’attuale ‘status quo’ (se non ora quando?) che vede il sistema bancario ottenere facilitazioni, concessioni e regole tutte tese a favorirne l’attività (e sempre più pingui compensi per i propri vertici) senza mai pagarne pegno, non intervenendo nella rimozione delle cause che le hanno portate ad assomigliare a dei giocatori d’azzardo che giocano con i soldi dei propri depositanti su più tavoli, con leve sempre più alte e strumenti sempre più micidiali ma che in causa di default o difficoltà sono immediatamente sempre pronte a chiedere il salvataggio (ovvero la socializzazione delle perdite) mentre quando ci sono degli utili (magari stratosferici) quelli se li vogliono spartire soprattutto ai massimi livelli.</p>
</div>
<div id="_mcePaste">
<p>E pazienza se alle imprese e alle famiglie italiane il credito non arriva (ed è più facile per un giovane lavoratore o un autonomo essere scritturato al “Grande Fratello” che ottenere un mutuo) e siamo in pieno “credit crunch” come confermano tutte le ricerche. I soldi per ora le banche preferiscono usarli nell’economia di carta rispetto a quella reale: i soldi “veri” si fanno lì.</p>
</div>
<div id="_mcePaste">
<p><strong>Altro giro, altra corsa&#8230; Aspettando ancora Draghi</strong></p>
</div>
<div id="_mcePaste"><a rel="attachment wp-att-4724" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/i-dopo-unicredit-anche-banco-popolare-annuncia-il-riacquisto-di-parte-dei-propri-bond-subordinati.-funziona-cosi-il-nuovo-monopoli-delle-banche./4717/debito"><img class="alignnone size-medium wp-image-4724" title="Debito" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/02/Debito-300x232.jpg" alt="" width="210" height="162" /><br />
</a><br />
Dopo la prima maxi iniezione di liquidità del 21 dicembre ora le banche europee si aspettano peraltro per fine febbraio il bis con una nuova operazione LTRO (questo è il nome per gli addetti ai lavori che sta per per Long Term Refinancing Operation).</p>
</div>
<div id="_mcePaste">La Bce si appresta nuovamente a inondare le banche di liquidità (e le richieste sembra che saranno doppie o triple rispetto alla prima operazione secondo alcune indiscrezioni del Financial Times) con le banche ben felici di utilizzare questi soldi per comprare titoli di stato o proprie obbligazioni e per guadagnarci “simpatiche plusvalenze”. Certo gli effetti positivi di simili manovre li stiamo già vedendo in queste settimane: cala lo spread del Btp/Bund, l’euribor sta sprofondando, i rendimenti delle obbligazioni tornano a scendere, c’è quasi un clima da simil euforia sui mercati finanziari…</div>
<div id="_mcePaste">
<p><em>“Ma l’economia reale interessa ancora a qualcuno?</em>” mi scrive provocatoriamente un lettore di MoneyReport.it che mi racconta come la sua azienda non riesce a farsi pagare dai creditori (anche pubblici) e in banca non si riesca a farsi finanziare in nessun modo.</p>
</div>
<div id="_mcePaste"><strong>E per chi ha i bond oggetto dello shopping ovvero del riacquisto? Che fare?</strong></div>
<div>
<p><strong><em>Ma cosa conviene fare a un risparmiatore che ha questi titoli in portafoglio? (continua per gli abbonati)</em></strong></p>
<p><strong> </strong><strong> </strong><strong> </strong></p>
</div>
<div id="_mcePaste">


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		</item>
		<item>
		<title>I TITOLI TOP (Benetton) &amp; FLOP (Fiat Industrial) DELLA SETTIMANA.</title>
		<link>http://www.moneyreport.it/report-articoli/i-titoli-top-benetton-flop-fiat-industrial-della-settimana./4712</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:21:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Iko</dc:creator>
				<category><![CDATA[azioni italiane]]></category>
		<category><![CDATA[top&flop]]></category>
		<category><![CDATA[benetton]]></category>
		<category><![CDATA[fiat industrial]]></category>
		<category><![CDATA[titoli migliori e peggiori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.moneyreport.it/?p=4712</guid>
		<description><![CDATA[Ecco i titoli che si sono distinti nell’ultima settimana al rialzo e al ribasso. Rimbalza Benetton (+48,47% ) e affonda Fiat Industrial (-3,13%). Questa pazza, pazza Borsa… vista con una punta (naturalmente di matita e di colore rigorosamente rosso o blu) di ironia. Per cercare di sorridere anche dei continui saliscendi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000080;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="font-family: impact, chicago;"><strong>TOP</strong></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="font-family: impact, chicago;"><strong><img src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSiwurJ3LbFIWwhK-aAUG9mQu0h8QftWq_kvmihtrZWCqQMWbIO-w" alt="" width="158" height="62" /></strong></span></span></span></span></p>
<p>Tempo di collezioni primavera/estate ma anche di delisting per la famiglia Benetton che ha deciso di ritirare dal mercato le azioni della propria società di abbigliamento dopo 25 anni di permanenza nel listino. Quando i maglioni colorati di Benetton approdarono a Piazza Affari fu una piccola rivoluzione per quello che sembrava il segno di un’era nuova per il listino italiano. Ora il dietro front per una società che ha conosciuto borsisticamente un lento ma inesorabile declino mentre nel mondo dell’abbigliamento altri marchi conquistavano i mercati. E così la famiglia Benetton imparata l’arte di produrre i maglioncini colorati l’ha messa gradualmente da parte per occuparsi di pedaggi autostradali, autogrill e finanza. I fratelli Benetton grazie alla loro intraprendenza sono diventati così ricchissimi ma i soci della prima ora dell’azienda di abbigliamento in 25 anni hanno perso così in termini reali il 62% del loro investimento iniziale. La lezione per i risparmiatori? Mai fissarsi con un vestito…</p>
<p><span style="font-family: impact, chicago; color: #000080; font-size: large;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p><strong><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="font-family: impact, chicago;">FLOP</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: impact, chicago; font-size: large;"><strong><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/8/86/Fiat_Industrial_Logo.PNG" alt="File:Fiat Industrial Logo.PNG" width="126" height="126" /></strong></span></p>
<p>Settimana in agrodolce per Fiat Industrial che solo sul finire della settimana ha visto le azioni risalire dopo che per diversi giorni è risultato fra i titoli più venduti e questo nonostante un ottimo bilancio 2011 presentato da Sergio Marchionne agli analisti.  Per Fiat Industrial l’anno alle spalle si chiude con un utile netto quasi raddoppiato, a 701 milioni, un utile della gestione ordinaria di 1,7 miliardi e un indebitamento netto che scende a 1,2 miliardi.</p>
<p>Merito degli incrementi significativi conseguiti da tutti i settori: le macchine agricole di Cnh, i camion di Iveco e i motori di Fiat Powertrain Industrial ma al mercato forse hanno preoccupato le prospettive future soprattutto in Europa Occidentale dove nel mese di gennaio Iveco ha indicato vendite di camion in calo del 14%. Ma il ceo di Fiat Industrial di fronte agli analisti ha mostrato grande fiducia nel futuro come il titolo della propria presentazione dei conti: &#8221;Primo anno con risultati solidi come una roccia&#8221;. C’è da augurarsi che anche per il secondo anno la roccia non venga scalfita…</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>UNA NUOVA ETA’ DELL’ORO (E DELL’ARGENTO)? INTERVISTA A MIKE MALONEY,  IL GURU DEI METALLI PREZIOSI PER IL QUALE IL CICLO RIALZISTA E’ SOLO ALL’INIZIO.</title>
		<link>http://www.moneyreport.it/report-articoli/una-nuova-eta%e2%80%99-dell%e2%80%99oro-e-dell%e2%80%99argento-intervista-a-mike-maloney-il-guru-dei-metalli-preziosi-per-il-quale-il-ciclo-rialzista-e%e2%80%99-solo-all%e2%80%99inizio./4626</link>
		<comments>http://www.moneyreport.it/report-articoli/una-nuova-eta%e2%80%99-dell%e2%80%99oro-e-dell%e2%80%99argento-intervista-a-mike-maloney-il-guru-dei-metalli-preziosi-per-il-quale-il-ciclo-rialzista-e%e2%80%99-solo-all%e2%80%99inizio./4626#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 15:34:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Gaziano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[commodity]]></category>
		<category><![CDATA[deflazione]]></category>
		<category><![CDATA[dow/gold ratio]]></category>
		<category><![CDATA[gold/silver ratio]]></category>
		<category><![CDATA[goldsilver.com]]></category>
		<category><![CDATA[investire in tempo di crisi]]></category>
		<category><![CDATA[investire oro e argento]]></category>
		<category><![CDATA[iper inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[mike michael maloney]]></category>
		<category><![CDATA[monete d'oro e d'argento]]></category>
		<category><![CDATA[phau]]></category>
		<category><![CDATA[proteggersi dalle banche centrali]]></category>
		<category><![CDATA[Robert T. Kiyosaky]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.moneyreport.it/?p=4626</guid>
		<description><![CDATA[L’oro è una “reliquia barbara” come diceva Keynes o siamo messi così male che è l’unica e ultima salvezza in caso d’emergenza? Secondo Michael Maloney, autore del best seller mondiale “Guida per investire nell’oro e nell’argento”, i metalli preziosi sono l’investimento nel ciclo migliore. Ed è tutto effetto delle politiche monetarie dissennate applicate dalla Federal Reserve e dalle banche centrali di tutto il mondo e basate sul debito. “E quando il mondo abbonda di “carta”svilita l’uomo torna sempre ai metalli preziosi”. E per questo Maloney si attende entro il decennio un nuovo ordine monetario mondiale non più basato sul dollaro…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">
<p>Chi ci conosce sa che non sposiamo mai nessuna tesi precostituita, ottimistica o pessimistica, fatta da quei guru (e sono sempre tanti anzi troppi per i nostri gusti) che dicono che i mercati possono solo salire o solo scendere…come abbiamo spiegato nella conferenza del 21 gennaio (<span style="background-color: #ffff00;"><a href=" http://www.ibs.it/code/9788871529936/maloney-michael/guida-per-investire-nell-oro.html(?shop=4762)" target="_blank">ed è possibile ora prenotarsi qui per quella del 18 febbraio dove parleremo più dettagliatamente di strategie operative per battere i mercati nell&#8217;era dell&#8217;incertezza</a> </span>mentre<a href="http://www.moneyreport.it/slidevideo" target="_blank"> <span style="background-color: #00ff00;">a questo link è possibile scaricare le slide della prima conferenza</span></a>)  E alcuni di questi, veri acrobati dei grafici e dei dati economici, riescono a dire pure contemporaneamente la stessa opposta cosa per imbrogliare ancora meglio il loro pubblico e dire poi che avevano previsto tutto…</p>
</div>
<div id="_mcePaste">L’intervista che presentiamo in questo Report non va letta quindi come una nostra accettazione incondizionata alle tesi esposte ma piuttosto un contributo che reputiamo utile e originale al dibattito sull’attuale situazione dei mercati finanziari e un utile spunto di riflessione.</div>
<div id="_mcePaste">
<p>E l’intervistato è veramente una personalità fuori dal comune dato che viene considerato in tutto il mondo oramai uno dei massimi esperti del mercato dell’oro grazie al successo di un libro (tradotto anche in italiano e pubblicato da <em>Gribaudi Editore</em> col titolo <a href=" http://www.ibs.it/code/9788871529936/maloney-michael/guida-per-investire-nell-oro.html(?shop=4762)" target="_blank">“Guida per investire nell’oro e nell’argento”</a> che si è rivelato un vero best seller mondiale, prevedendo (un colpo di fortuna incredibile o magari qualcosa di più) la forte salita del prezzo dell’oro (passato dal 2003 a oggi da 330 dollari l’oncia ai 1740 attuali) ma anche la forte crisi del debito (e conseguente contrazione del credito) con Banche centrali (e in testa quella americana) costrette a stampare sempre più moneta e varare manovre e operazioni sempre più fantasiose con l’obiettivo di evitare il collasso del Sistema finanziario e bancario occidentale.</p>
</div>
<div id="_mcePaste">
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788871529936/maloney-michael/guida-per-investire-nell-oro.html(?shop=4762)"><img class="alignnone size-full wp-image-4628" title="investire-oro-argento" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/01/investire-oro-argento.jpg" alt="" width="150" height="220" /><br />
</a><br />
Fare una chiacchierata e porgli un po’ di domande di maggiore attualità ci è sembrato quindi interessante (il libro è stato pubblicato nel 2008 e la prima edizione italiana è del settembre 2009) anche perché in diversi nostri portafogli abbiamo nell’ultimo anno consigliato di acquistare in parte proprio oro o metalli preziosi (<a href=" http://www.ibs.it/code/9788871529936/maloney-michael/guida-per-investire-nell-oro.html(?shop=4762)" target="_blank">e il 18 febbraio li mostreremo in azione alla conferenza programmata a Milano per farne capire ancora meglio il funzionamento e la logica)</a> grazie ai segnali provenienti dai nostri modelli matematici che analizzano soprattutto forza relativa e tendenza e in questi anni hanno dimostrato nei portafogli di <a href="http://www.borsaexpert.it" target="_blank">BorsaExpert.it</a> e di <a href="http://www.moneyexpert.it" target="_blank">MoneyExpert.it </a>di generare risultati nettamente migliori rispetto a una gestione diversificata puramente passiva. Sarà importante acquistare qualsiasi cosa o tema d’investimento ma i mercati hanno insegnato che ancora più importante è scegliere il momento giusto (o che non sia troppo tardi…) per vendere. Nulla è per sempre!</p>
</div>
<div id="_mcePaste">
<p><strong>Michael Maloney</strong> è dell’idea che il tema dell’oro e dell’argento vadano ancora cavalcati (all&#8217;argomento dell&#8217;oro e dei metalli preziosi abbiamo dedicato <a href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/t-oro-scatenato-investimento-del-futuro-o-reliqua-del-passato/117" target="_blank">l&#8217;inchiesta di copertina del numero di MoneyReport.it di novembre 2009 </a>che è ancora molto attuale) .</p>
<p>E secondo lui la forte salita registrata fino ad ora dai metalli preziosi come l&#8217;oro e l&#8217;argento per quanto significativa può essere il preludio di un movimento rialzista perfino ancora più grande a cui potrà seguire naturalmente, come in tutte le bolle, una discesa altrettanto violenta quanto la salita. E a far da propellente a questo rialzo vi è evidentemente la sfiducia pressoché  totale nella politica monetaria perseguita dal Tesoro americano, dalla Federal Reserve e dalle banche centrali di mezzo mondo che negli ultimi anni per rispondere alla crisi hanno immesso quantità di valuta considerevoli (tramite l’allargamento della base monetaria e il riacquisto di titoli sul mercato oppure il finanziamento pressoché illimitato alle banche e altre operazioni più o meno fantasiose), drogando il mercato.</p>
</div>
<div id="_mcePaste">
<p><em>“Non è possibile che il debito diventi grande 10 volte la dimensione della nostra economia – sostiene Maloney – Prima o poi arriva una frenata stridente e tutti gli asset (compresi gli immobili e le azioni) si adeguano ai nuovi valori di mercato e i metalli preziosi come l’oro e l’argento ne escono vincitori perché da millenni sono considerati la riserva estrema di rifugio in tempi difficili, la certezza ultima, la fuga dal rischio. E il sistema monetario ancorato ai metalli preziosi è l’unico che ha dimostrato nei millenni di essere in grado di funzionare fino a quando qualche imperatore, governante o banchiere ha provato a inventarsi qualcosa di alternativo, fallendo poi sempre miseramente”.</em></p>
<p><a rel="attachment wp-att-4630" href="http://www.moneyreport.it/report-articoli/una-nuova-eta%e2%80%99-dell%e2%80%99oro-e-dell%e2%80%99argento-intervista-a-mike-maloney-il-guru-dei-metalli-preziosi-per-il-quale-il-ciclo-rialzista-e%e2%80%99-solo-all%e2%80%99inizio./4626/mike_maloney_portrait"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-4630" title="mike_maloney_portrait" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/01/mike_maloney_portrait-170x200.jpg" alt="" width="170" height="200" /></a></p>
<p>Questo in sintesi il Maloney pensiero che nel libro analizza piuttosto bene anche come funziona la creazione di moneta da parte delle Banche centrali di mezzo mondo, facendo bene capire come da tempo la creazione dei “soldi” nel Sistema assomigli sempre più al “gioco delle tre carte” dove tutto è consentito, potendo le banche centrali (e non) moltiplicare quasi all’infinito i soldi originariamente versati dai depositanti. Una finanza totalmente di carta (o per meglio dire sempre più di byte digitali visto che tutto sta diventando immateriale) a cui Maloney contrappone la finanza “solida” basata sul sistema monetario più antico che l’uomo conosca: quello basato sull’oro e sull’argento.</p>
<blockquote><p>“Quando la valuta in carta diventa troppo abbondante, e di conseguenza perde valore, l’uomo torna sempre ai metalli preziosi” dice Maloney.</p></blockquote>
</div>
<div id="_mcePaste">
<p>Secondo il quale la storia mostra che il mondo vede nascere un nuovo sistema monetario ogni 30-40 anni – e l’attuale ha da poco superato i 40… Era il 1971 quando il presidente Usa Richard Nixon dichiarò l’inconvertibilità del dollaro in oro e meno di 30 anni erano passati prima dal nuovo ordine mondiale nato nel 1944 con la conferenza di Bretton Woods.</p>
</div>
<div id="_mcePaste">
<p><a href="http://www.moneyreport.it/eventicorsi"><img class="alignnone size-medium wp-image-4650" title="lettera genn 2012" src="http://www.moneyreport.it/wp-content/uploads/2012/01/lettera-genn-2012-300x161.jpg" alt="" width="300" height="161" /></a></p>
<p>E in questo momento, tutte le valute del pianeta secondo Maloney sono garantite dai debiti, “solo dai debiti”. Dietro tutta la carta che c’è in giro c’è solo altra carta, all’infinito “<em>Tutti i sistemi monetari e valutari precedenti nella storia dell’umanità sono stati piccoli passi da qualcosa (oro) a niente (debito) – sostiene Maloney &#8211; Al fine di ridare fiducia alle valute, dovremo passare dal nulla (debito) a qualcosa (molto probabilmente di nuovo oro) con un grande, enorme, gigantesco salto. Questo causerà uno sconvolgimento economico senza precedenti nel mondo. E la fine di questo mercato al rialzo dei metalli preziosi sarà caratterizzato da acquisti dettati dal panico. </em><em>Oro e argento entreranno, un giorno, in una bolla astronomica, probabilmente la più grande della storia finanziaria. Questo è il motivo per cui penso che l’oro e l’argento siano fondamentalmente sottovalutati”.</em></p>
</div>
<div id="_mcePaste">
<p><strong>Ma dove possono arrivare l’oro e l’argento? E il mercato immobiliare? Cosa pensa della situazione europea? Quale sarà l’eventuale esito finale della crisi finanziaria attuale nelle sue previsioni più ‘nere’: iper inflazione o deflazione? Ecco in questa intervista esclusiva a MoneyReport.it tutte le risposte di Mike Maloney</strong></p>
</div>
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