BOND DEXIA DI NUOVO SULLE MONTAGNE RUSSE. ANZI GRECHE. CHE ACCADE?

Qualche mese fa avevamo parlato diffusamente su MoneyReport.it di Dexia Crediop e della controllante Dexia, intervistando anche il direttore finanziario della controllata italiana, Stefano Catalano. Ma il caso Dexia resta sempre d’attualità come dimostrano le ultime notizie che arrivano da Bruxelles e dintorni in questi giorni. Ed eravamo stati facili profeti a scrivere allora che “essere possessori di obbligazioni Dexia garantisce sempre emozioni forti”.

Nel giro di pochi giorni sono arrivate, infatti, sul mercato una serie di notizie che hanno di nuovo riportato i riflettori sulla capogruppo franco-belga Dexia e le difficoltà passate che si trova a gestire aggravate dalla difficile situazione del credito e dei debiti sovrani. Ma partiamo con gli ultimi eventi. Ieri è arrivata, infatti, la notizia che la societa’ di rating Moody’s ha dichiarato l’intenzione di abbassare il rating del gruppo bancario franco-belga Dexia, per i timori crescenti circa la liquidita’ dell’istituto di credito a fronte del peggioramento delle condizioni di mercato.

Ricordiamo che oggi Dexia ha attualmente un rating A3 per il debito a lungo e Prime -1 per quello a breve per quanto i mercati assegnano a questa società un giudizio nettamente peggiore. “La volatilita’ dei mercati finanziari – ha spiegato Moody’s – spingera’ probabilmente Dexia a ricorrere un po’ di piu’ ai finanziamenti a breve, cosa che sfocera’ probabilmente in una compressione delle riserve di liquidita’ disponibili”.

Ma che la situazione in casa Dexia non sia delle più tranquille i banchieri franco-belgi lo sanno già da tempo tanto che ieri sera era stata convocata una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione per affrontare la situazione. Fino a qualche settimana fa si parlava per “risanare” la situazione di aumentare ulteriormente il programma di di cessioni di asset di 20 miliardi di euro dopo che già dopo la crisi del 2008-2009 erano state effettuate dismissioni per 80 miliardi di euro di prestiti tossici dopo la crisi del 2008-2009 (quando rischiò il fallimento), liberandosi così di molti crediti in sofferenza che pesano e parecchio sul bilancio della banca.

E si era parlato anche di un possibile aumento di capitale di almeno 5 miliardi di euro. Ma le difficoltà dei mercati devono aver convinto i vertici di Dexia e i governi francesi e belga a passare al piano B tanto che questa mattina il ministro delle Finanze francesi Francois Baroin e il suo omologo belga Didier Reynders hanno assicurato l’impegno di Francia e Belgio, e delle rispettive banche centrali, ad adottare tutte le misure necessarie “per assicurare la sicurezza dei depositanti e dei creditori” del gruppo Dexia . Ricordiamo che 17,6% del capitale di Dexia è in mano di fatto allo Stato francese attraverso la Caisse des Dépôts et Consignations.

I governi francese e belga detengono poi un ulteriore 5,7% della banca mentre ulteriori 3 autorità belghe regionali congiuntamente detengono un’altra quota del 5,7 del capitale. Una rassicurazione che ha in parte fatto risalire il corso delle azioni Dexia (il cui flottante è però molto basso) che stamane alla Borsa di Parigi erano arrivate a perdere oltre il 35% con il prezzo crollato sotto la quota simbolica di 1 euro mentre in aperutura si diffondevano le voci di uno “smantellamento” dell’istituto senza spiegare bene cosa avrebbe comportato per creditori, depositanti ed obbligazionisti questo “shutdown”.

Il probabile intervento del governo francese e di quello belga è peraltro un film già visto dato che la crisi dei “subprime” nel 2008 aveva costretto le autorità di questi Paesi (Lussemburgo compreso) a intervenire massicciamente con 6.4 miliardi di euro per evitarne il patatrac causato soprattutto dalla società FSA poi ceduta a prezzi da liquidazione che si era ritrovata a gestire una quantità abnorme di prestiti non restituiti da parte di mutuatari americani.

Un massiccio intervento pubblico che in quei mesi fu adottato anche altri governi (si pensi in Olanda per il gruppo ING, quello del Conto Arancio) o in Svizzera addirittura per UBS con un maxi intervento fino a 60 miliardi di dollari per cercare di anestetizzare gli effetti dei titoli tossici detenuti dall’istituto svizzero più famoso a dimostrazione che quando lo tsunami arriva si fa veramente difficile trovare porti sicuri.

Ieri il Consiglio di Amministrazione di Dexia ha ammesso le gravi difficoltà di rifinanziamento, ammettendo che la “dimensione del portafoglio di asset non strategici pesa sul gruppo in modo strutturale nonostante la buona qualità creditizia del suo patrimonio”. La rassicurazione da parte dei governi è arrivata qualche ora dopo un comunicato emesso da Dexia che lasciava tutte le porte aperte. “Abbiamo promesso a tutti i correntisti e risparmiatori che non avrebbero perso un centesimo di euro nella crisi”.

“Non vi è alcun motivo per cui si verifichi questa evenienza” ha, infatti, rassicurato Yves Leterme, primo ministro del governo di transizione belga sul canale VRT, l’emittente radiotelevisiva del servizio pubblico belga. Dexia, quale futuro? Sui giornali belgi si ipotizza che la banca possa essere divisa e che le sue parti sane ( Denizbank in Turchia, Dexia Asset Management,la canadese RBC Dexia-BIL, Dexia Bank Belgium) potrebbero essere già vendute singolarmente quest’anno, se si trovano i compratori.

E il ricavato dalla vendita insieme alle garanzie statali fornite da Francia e Belgio, potrebbe essere utilizzato per sostenere gli asset tossici (ovvero i titoli detenuti illiquidi) di Dexia mentre per la controllata italiana Dexia Crediop o la spagnola Sabadell i tempi di vendita sembrano allungarsi vista la situazione incerta che grava su questi Paesi tiene alla larga molti compratori. Ai problemi della capogruppo Dexia che vengono dalla crisi dei subprime e dalla pesante esposizione in titoli tossici si sommano poi i problemi attuali dati sia dalla scarsa capacità di finanziarsi sul mercato che dalla presenza in portafoglio di una significativa esposizione alla Grecia e ad altri Paesi considerati non proprio il massimo dell’affidabilità (Italia compresa).

Quali prospettive per Dexia e per la controllata italiana e i possessori dei bond?

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Domani 5 ottobre la trasmissione SALVADANAIO su Radio24 condotta da Debora Rosciani (dalle ore 12,15 alle 13) sarà proprio dedicata al caso Dexia. E l’autore di questo articolo, Salvatore Gaziano, direttore di MoneyReport.it e direttore investimenti di BorsaExpert.it  sarà ospite della trasmissione radiofonica.

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