Colpa del mercato secondo qualcuno per quanto ci sarebbe da rilevare che molte delle obbligazioni quotate da banche italiane non scendono e oscillano con questa volatilità perché non sono di fatto quotate…
E in quel contesto avevamo già descritto la realtà Dexia Crediop, mettendo in rilievo alcuni punti deboli che evidenziavano come sul mercato questo istituto non viene giudicato dal mercato fra gli emittenti più solidi a causa della situazione di ristrutturazione della controllante (come è avvenuto nel settore per moltissimi istituti) come dell’annuncio di cessione che pende sulla stessa Dexia Crediop da diverso tempo.(inversione di causa: dato che è ad azionista pubblico, è certo fino dalla crisi che ci saranno passaggi di azioni)

(una pubblicità di Dexia di grande attualità a leggere lo slogan: preoccupati per le sfide del Domani?)
Un emittente quindi un po’ chiacchierato da tenere in portafoglio con percentuali a nostro parere limitate (nell’ordine di qualche punto percentuale soprattutto sulle scadenze medio-lunghe) e facendo molta attenzione nel selezionare le emissioni visti i rendimenti talvolta molto differenti fra un bond e l’altro complice magari il meccanismo di calcolo non sempre alla portata di tutti i risparmiatori.
Ora nelle ultime settimane sui prezzi dei bond Dexia sembra essersi abbattuta l’Apocalisse a vedere l’andamento delle quotazioni. Che cosa è successo? Semplicemente una serie di fattori concomitanti che hanno innescato una serie di vendite in un mercato come quello obbligazionario già preoccupato per i possibili colpi di coda della crisi greca.
E la capogruppo franco-belga Dexia oltre ai problemi di ristrutturazione che sta affrontando nella vicenda greca (tanto per non farsi mancare nulla) uno “zampino” sulla crisi ellenica potrebbe bagnarselo dato che sui titoli di Stato greci ha un’esposizione diretta di circa 3,5 miliardi di euro (circa il 22% del capitale secondo un recente report di Ubs) a cui si aggiunge una posizione di circa 1,83 miliardi sul debito sovrano portoghese (sull’Irlanda sembrano non avere posizioni) su un portafoglio complessivo obbligazionari di oltre 100 miliardi di euro.
Dexia non sta considerando la possibilità di una ristrutturazione della Grecia sul debito sovrano ha spiegato recentemente ai giornalisti l’ amministratore delegato di Dexia, Pierre Mariani, aggiungendo che il livello di capitale la banca avrebbe permesso di assorbire “ipotetico” perdita netta di circa 800/900 milioni di euro nel caso di un cosiddetto taglio di capelli (haircut) così di circa il 30 per cento del debito pubblico greco.
Caro risparmiatore ti scrivo….

(Pierre Mariani, ceo di Dexia)
Ma questa eventualità non è piaciuta molta all’agenzia di rating Standard & Poor’s che ha deciso di mettere sotto osservazione in negativo la società, anticipando un possibile downgrade dei rating di breve e lungo termine di un gradino. A questa notizia ne è seguita un’altra più “antipatica” per i risparmiatori italiani dato che l’altra grande agenzia di rating, Moody’s ha abbassato il rating di lungo termine da A2 (discreto) a BAA2 (rischioso) e quello di breve termine da Prime 1 a Prime 2 (che significa che l’emittente ha sì una capacità forte di pagamento delle obbligazioni nel breve periodo ma il grado di sicurezza è tuttavia meno elevatorispetto ai titoli valutati “Prime-1”).
E propria questa decisione ha avuto probabilmente con qualche settimana di ritardo un notevole effetto dirompente sulle quotazioni delle obbligazioni Dexia Crediop poiché questo peggioramento del rating in realtà è stata inizialmente quasi snobbato dal mercato ma poi invece si è rivelato molto importante perché alcune banche (in primis Intesa San Paolo) hanno deciso di informare i sottoscrittori di questi bond che avevano anche provveduto negli scorsi a collocare in maniera attiva (fino al 1999 Crediop faceva di fatto parte del gruppo prima di essere ceduta a Dexia), segnalando il livello di maggiore rischiosità del titolo in portafoglio e adeguandosi così alla normativa Mifid.
Certo con l’intento di “tutelare” i risparmiatori ma anche probabilmente soprattutto se stessa se le cose (come era accaduto nella vicenda Lehman) sfuggissero di mano e per essere a posto nell’eventualità (si spera remota) che di fronte a un default un certo numero di risparmiatori (come ha fatto nella vicenda Lehman Brothers) facesse causa alla banca per non essere stati avvisati (come accadde nella vicenda Lehman) del cambio del giudizio sull’emittente dopo che il titolo era stato caldamente consigliato.
A la guerre comme à la guerre…
E galeotta è stata la “letterina” per mandare il titolo in lettera…
Una “letterina” inviata a molti possessori di bond Dexia Crediop il cui tenore è quello di invitare i sottoscrittori del bond Dexia Crediop in portafoglio a “recarsi presso la Sua filiale per verificare l’esposizione del Suo portafoglio sull’emittente e valutare eventuali opportune azioni correttive al fine di riequilibrarlo in un’ottica di adeguata diversificazione del rischio, qualora l’esposizione dell’emittente in oggetto ecceda il 15%”.
Facile immaginare il primo effetto di questa lettera: per non sbagliare molti risparmiatori si sono sbarazzati a qualsiasi prezzo delle obbligazioni Dexia Crediop detenute, facendo crollare le quotazioni dei titoli maggiormente diffusi sull mercato “retail”. E siccome ribasso chiama ribasso (sia che sia motivato che immotivato) altri risparmiatori in possesso dei titoli Dexia senza nemmeno sapere il perché di questo ribasso hanno iniziato a sbarazzarsi dei titoli, preoccupati che qualcosa di fortemente negativo stava accadendo sul mercato. Quasi lo stesso principio della profezia che si auto-avvera.
Intanto sul mercato le notizie che giungevano sul gruppo Dexia (a livello di capogruppo) venivano interpretate negativamente (i credit default swap sulla capogruppo Dexia che raggiungevano un massimo di periodo di 370 punti base) a vedere l’andamento dei bond in Italia mentre invece a Bruxelles dopo la sospensione del titolo (col senno di poi lo scopo era di evitare insider al rialzo ma qualcuno aveva pensato al peggio) l’azione di Dexia guadagnava oltre il 2%.
Dexia, la nuova Lehman Brothers europea?
In realtà l’annuncio fatto dai vertici di Dexia al termine di una mattinata convulsa ha avuto come obiettivo quello di tranquillizzare i mercati e la Commissione europea.
L’annuncio fatto è di accelerare il programma di cessione delle attività non strategiche che si tradurrà in un onere eccezionale di 3,6 miliardi di euro nel secondo trimestre 2011, portando sicuramente in rosso il bilancio per l’intero esercizio in corso. Notizie tutto sommato positive per il futuro del gruppo se verranno realmente realizzate (e la minaccia di veder revocati gli aiuti di Stato dovrebbe essere una buona motivazione per il management per passare dalla teoria alla realtà) ma che sul mercato obbligazionario soprattutto italiano non hanno risollevato il corso dei titoli.
Più nel dettaglio la banca franco-belga continuerà la vendita del suo portafoglio di asset “tossici”, offrendoli sul mercato (in particolare quelli legati al mercato immobiliare statunitense) con uno sconto più generoso e inoltre cedendo beni per un valore di altri 1,8 miliardi di dollari. E nella lista delle vendite compaiono Sabadell, in Spagna e soprattutto in Italia proprio Dexia Crediop che da oltre un anno è sul mercato in cerca di compratori. Una preoccupazione esagerata quella del mercato sui titoli Dexia Crediop secondo alcuni trader obbligazionari perchè se Dexia Crediop è da considerarsi così pericolosa perchè presta soldi alle pubbliche amministrazioni allora ci sarebbe da fuggire in massa anche dai Btp secondo il loro ragionamento.
Tutte queste notizie hanno evidentemente influito negativamente sul corso del titolo in cui la “letterina” inviata dalle banche italiane (fra cui sicuramente Intesa San Paolo) ha provocato un effetto “palla di neve” su diverse emissioni obbligazionari. Con effetti curiosi come indica la tabella sottostante che raggruppa alcune delle emissioni più diffuse di Dexia Crediop sul mercato Mot e Tlx. Come comportarsi di fronte a una simile giungla dei rendimenti?
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Interessante analisi, l’ argomento che secondo me è però poco approfondito in questo articolo,
riguarda un’ analisi seria in merito all’ impatto che una crisi grave del vecchio Crediop, chessò fino al default,
potrebbe avere in questo contesto storico nella situazione italiana.
In questa situazione da dopo crisi viene difficile pensare che la Banca D’ Italia,e le altre autorità politiche italiane, ignorino totalmente le sorti di questo istituto, così legato alle amministrazioni pubbliche per il credito erogato loro, lasciandolo acquisire per esempio da un azionista inaffidabile, o lasciandolo comunque andare alla deriva. Non credo si possano ignorare riguardo a questa azienda bancaria le ripercussioni politiche, istituzionali, sociali ecc. di un suo eventuale default da farl assimilare ad un emittente pubblico ipso facto anche se non ipso iure.
Gentile Alessandro, credo che abbiamo spiegato cosa stava succedendo ai titoli Dexia e senza risparmiare gli argomenti dato che quest’articolo è stato poi ripreso da numerosi siti e forum e ha collezionato migliaia di visite e l’attenzione della stessa società Dexia Crediop. Certo si potrebbe anche parlare di quale impatto potrebbe avere un eventuale “default” di Dexia Crediop ma non era questo il tema dell’articolo e francamente in un mercato già così turbato per notizie spesso ingigantite se avessimo pure trattato questo argomento forse avremmo contribuito a rendere ancora più “ansiogeno” questo pazzo pazzo mercato… Valuteremo comunque l’argomento anche se dalle risposte fornite dal management di Dexia Crediop credo possa aver letto diverse risposte: l’ipotesi di un default viene considerata quasi più remota dell’Apocalisse predetta dai Maya per il prossimo anno e i vertici di Dexia Crediop si attendono come nuovi azionisti non certo qualcun con un pedigree “peggiore” dell’attuale ma nettamente migliore perchè la stessa Banca d’Italia e la Commissione Europea non lo permetterebbero. Ipse dixit…
Grazie mille dr. Gaziano,
chiarisco, che il problema che mi ponevo era se valeva o meno la pena far svendere i titoli D.-Crediop
4,85% 2016 ai risparmiatori che li hanno appena comprati sul MOt magari a 102.
Nel mio lavoro di pf, vedo riempire i clienti dei più svariati titoli bancari, dalle loro stesse banche, presentandoli come “il meglio” nel campo del reddito fisso, anche di piccole banche italiane di cui si chiacchera anche di più che di Dexia-Crediop (vedi ispezioni Bankitalia).
Considerando che i titoli in oggetto hanno un R% eff. superiore di circa 100 bs alla media delle obbligazioni bancarie che vedo in circolazione, viste anche le Sue puntuali osservazioni, il rapporto rischio rendimento delle obbligaz. Serie crediop non mi sembra così male…
Le invio i più cordiali saluti
Alessandro