La seconda casa? Agli italiani piace sempre di più all’estero e secondo le elaborazioni di Scenari Immobiliari nel 2010 sono stati acquistati 33.100 immobili oltrefrontiera. Nel 2010, per la prima volta, sono state acquistate più case per le vacanze oltreconfine (33.100 compravendite) piuttosto che in Italia (31.500 acquisti immobiliari).
La tendenza secondo Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari è quella di investire nelle città e nelle località turistiche europee di pregio, mentre continuano a diminuire gli acquisti speculativi nelle piazze ad alto rischio. “Non è soltanto una questione di moda ma anche un effetto del caro prezzi italiano con un’offerta di qualità piuttosto scarsa”.
Ma dove investono gli italiani? “ Un quarto di case comprato all’estero dagli italiani è negli Stati Uniti – spiega Mario Breglia – In questo momento gli Usa rappresentano una buona area dove investire per una serie di motivi: il real estate è in ripresa ma i prezzi sono ancora bassi. Chi compra adesso con un reddito in euro ha indubbio vantaggio di cambio. Infine, gli Usa godono di una grande stabilità politica e di solidità delle leggi».
La crisi dei Pigs ha riacceso l’interesse dei nostri connazionali verso il mercato immobiliare di Spagna e Grecia. “Quest’ultima, pur essendo in forte crisi finanziaria ha ancora delle zone come le Cicladi, il Dodecaneso o il Peloponneso, in cui i prezzi non sono scesi parecchio e chi acquista per investimento può ottenere ritorni anche del 5/6%” secondo l’esperto.
“Nella penisola iberica, invece, la bolla immobiliare ha avuto effetti devastanti e al fatto che i valori sono calati a dismisura si aggiungono spesso gli sconti consistenti cui sono costretti i proprietari nel contesto di un’offerta che appare enorme. Nelle isole Baleari, per esempio, si possono trovare buone occasioni nella fascia di medio livello, mentre a Minorca si può comprare a 2mila euro al metro quadro. Naturalmente, però, in questo caso si tratta di acquisti che non vanno fatti in chiave speculativa, ma con la logica di rivendere tra qualche anno” mentre coloro il cui budget è più ridotto puntano invece verso la Croazia che nel 2013 (referendum permettendo) dovrebbe entrare ufficialmente nella Comunità Europea. Qui i prezzi sono ancora sensibilmente inferiori rispetto alle altre località turistiche europee e le località più richieste sono Dubrovnik, Spalato, Pula o Reijeka.

Secondo Federico Maria Ionta, amministratore delegato di First:The Real Estate, società immobiliare specializzata nella compravendita di case all’estero il plotone degli italiani che comprano la seconda casa oltreconfine è composta principalmente da professionisti e imprenditori. “Ma nell’ultimo anno si sono affacciati anche molti piccoli risparmiatori che con solo 100-150 mila euro trovano a Miami nelle piccole metrature soluzioni che in Italia non potrebbero permettersi, puntando oltre che sul sogno americano anche sulla possibilità di mettere a reddito quasi immediato l’investimento effettuato.
Società come First The Real Estate si occupano di tutto: non solo della compravendita ma anche della locazione. Un tipo di mercato e approccio che per le seconde case in Italia è difficilmente riscontrabile e spiega anche il fascino del mattone straniero: “Il cliente con un preavviso di almeno un mese può decidere di utilizzare la propria casa quando vuole e per quanto tempo vuole – spiega Ionta – E per il resto del tempo viene messa a reddito”.
Quanto costa acquistare un pezzo d’America? “Si parte dai 1.400 euro al mq in città’ downtown e quartiere finanziario per chi vuole comprare a un buon prezzo – spiega il mediatore immobiliare – ma senza mettere in primo piano la redditività e senza badare alle spese condominiali”.
“Le one bedroom a Miami Beach tra i 40 e i 60mq vengono vendute fra 120 e i 200.000 mila euro mentre le 2bedrooms tra gli 80 e i 90mq oscillano tra i 200.000 e i 350.000. Consiglio vivamente questo investimento, soprattutto i tagli piccoli perché può essere il più remunerativo e col maggior mercato”.
Sul mercato americano in realtà, allargando lo sguardo, la situazione resta pesante con prezzi mediamente sotto del 33% dai massimi della primavera del 2006 e continui nuovi minimi soprattutto nelle aree dove si era edificato molto oppure nelle zone dove la crisi economica si è fatta sentire in modo più forte con licenziamenti e pignoramenti immobiliari come abbiamo spiegato (leggi qui) nell’articolo dedicato al mercato immobiliare italiano e internazionale. Con il successo focus sul mercato italiano delle seconde case.
E gli ultimi dati sull’economia Usa non promettono molto di buono con la continua crescita dei disoccupati.
Difficile capire come possa essere approvata una simile norma che appare in contrasto con la salvaguardia della parità di trattamento tra i cittadini della Ue. E, infatti, nell’ultima manovra di fine agosto varata in Francia questo provvedimento sembra definitivamente scomparso.
Va poi ricordato che negli anni passati buona parte del vantaggio di chi acquistava una casa all’estero era dovuta al fatto che si prendeva spesso la “libertà” di non dichiarare nulla al Fisco italiano: nè la proprietà oltralpe nè i redditi percepiti.
Dopo l’ultimo scudo fiscale e in particolare dal 2010 l
a casa acquistata all’estero. anche per solo uso di vacanza, va indicata secondo l’Agenzia delle Entrate nella dichiarazione Unico non solo se produce redditi imponibili in Italia ma anche “se la produzione dei predetti redditi sia soltanto astratta o potenziale”.Chi possiede una seconda casa all’estero (o vuole acquistarla) deve quindi valutare anche questa doppia “esposizione”: al Fisco dove è residente e a quello del Paese dove acquista l’immobile.




















Secondo Living International, che consiglia a tutti gli americani d’investire all’estero per diversificare in valuta locale (Sud America, Europa, Asia) il mercato immobiliare americano è “dead”. L’offerta ancora oggi supera le richieste, e si può prevedere secondo il loro parere, una ulteriore discesa dei prezzi. Propongono Brasile (real brasiliano in salita), Londra (sterlina), Italia e Francia per l’euro.
Per quanto riguarda la Francia, sono d’accordo su questo contrasto tra le fiscalità in Europa, ma sembra che le proteste dei non residenti hanno vinto. Comunque il tutto si basava su una maggiore comunicazione tra i 2 Paesi sul settore, ed è probabile che così l’Agenzia delle Entrate sarà “informata” e non lascerà in pace i contribuenti.