Geograficamente i paesi emergenti sono dislocati su quattro continenti: Europa, Asia, America e Africa.
In Europa dell’Est i paesi emergenti sono Polonia, Russia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, Croazia, Romania, Serbia, Slovenia e Turchia.
In Asia Cina, India, Indonesia, Corea del Sud, Giordania, Israele, Malesia, Pakistan, Taiwan, Tailandia e Filippine.
In Sud America Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Messico, Per๠e Venezuela.
In Africa Egitto, Marocco, Sud-Africa.
Ciascuno di questi paesi ha un’economia specializzata in settori differenti. I paesi africani e la Thailandia sono ricchi di materie prime (soprattutto petrolio e gas naturale). La Korea, Taiwan e l’India hanno sviluppato maggiormente il settore tecnologico. Mentre in Cina i titoli tecnologici sono quasi assenti e i settori di punta sono quello dell’energia, della finanza, delle telecomunicazioni, dei servizi e dei beni industriali.

La Russia e il Brasile quello energetico e delle materie prime. In Malesia, Thailandia e Turchia è il settore bancario a essere molto sviluppato. Ma gli occhi degli investitori si concentrano soprattutto sui cosiddetti BRIC, l’acronimo con cui si definiscono in sintesi i quattro paesi emergenti più forti, ovvero Brasile, Russia, India e Cina.
Dall’India la Banca Mondiale si attende una crescita del 7,5% nel 2010 e dell’8% nel 2011. L’economia russa ci si aspetta che cresca del 3,2% nel 2010 e del 4,20% nel 2011, mentre per il Brasile, il paese più importante da un punto di vista economico del Sud America, ci si attende una crescita del 4,7% nel 2010 e del 4,20% nel 2011.
Le prospettive economiche per questi Paesi sono sicuramente migliori quindi di quelle dei Paesi cosiddetti avanzati ma questo non significa (la storia finanziaria insegna) che basta investire in questi Paese a pioggia su uno qualsiasi di questi Paesi tramite uno qualsiasi degli Etf (o anche fondo) per ottenere guadagni sicuri in conto capitale. Nel breve, nel medio o nel lungo periodo…
In questo Report esaminiamo tutti i principali Etf quotati a Piazza Affari che investono sui paesi emergenti per fornire un giudizio su quelli più interessanti come strumento tenendo conto delle caratteristiche, dei costi e della liquidabilità .
Fra decine e decine di Etf che un investitore può trovare su questi mercati l’obiettivo di questo articolo è fornire una sorta di “short list” dei più interessanti e negoziabili (un aspetto da non trascurare). Confermando da parte nostra la strategia flessibile e attiva (si veda l’articolo precedente su questo tema) per maneggiarli con cura e nel tempo ottenere i migliori risultati con una strategia non solo di entrata ma anche di uscita..

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ETF SUI PAESI EMERGENTI, IL CATALOGO E’ QUESTO

Nell’ultimo anno sono cresciuti tutti e hanno registrato performance a due e tre cifre. Gli Etf che investono sull’Europa dell’Est sono cresciuti mediamente del 93%. Seguono come performance a un anno gli Etf che investono sull’America Latina (+68%), gli Etf che investono su tutti i paesi emergenti (+58%), quelli che investono sui paesi asiatici (+55%) e fanalino di coda quelli che investono sull’Africa (+49%).

Le aziende in cui questi etf investono sono growth stocks (azioni ad alto potenziale di crescita) ed i prezzi dei titoli componenti l’indice incorporano attese elevate sugli utili futuri di queste società . Il momento ideale per entrare in questi Etf potrebbe quindi essere una fase di consolidamento dei ribassi successivi alla fine di periodi di euforia dei mercati, dove l’importanza delle aspettative tende a prevalere sui fondamentali delle società .
La ripartizione geografica vede in testa il Brasile (33,73% del paniere), seguono Cina (29,63%), Russia (25,80%) e India (10,84%). L’Eft iShares Msci Emerging Markets investe su oltre 300 azioni quotate in una ventina di paesi in via di sviluppo. L’allocazione geografica vede una presenza rilevante delle tigri asiatiche, con la Corea del Sud e Taiwan a fare la parte del leone. Rilevante anche il peso di Brasile, Messico, Cina e Russia. Seguono con pesi minori India, Israele e Malesia.

Secondo l’Ocse l’economia mondiale nel 2010 crescerà del 2,2% grazie ai Paesi Emergenti mentre il Fondo Monetario Internazionale (FMI) vede i Paesi Emergenti in forte frenata a causa di una crisi del credito che colpirà anche queste aree. Ma secondo le stime della Banca Mondiale i cosiddetti BRIC (Brasile, India, Russia e Cina) sono destinati a una crescita robusta in confronto all’asfittico panorama europeo e a quello americano, colpite da una forte disoccupazione e da consumi in stallo.
L’etf che meglio si presta a coprire tutte le aree emergenti è l’ISHARES MSCI EMERGING MARKETS (codice isin IE00B0M63177): investe su 800 titoli azionari negoziati presso le borse dei seguenti mercati emergenti mondiali: Argentina, Brasile, Cile, Cina, Colombia, Repubblica Ceca, Egitto, Ungheria, India, Indonesia, Israele, Giordania, Corea del Sud, Malesia, Messico, Marocco, Pakistan, Perà¹, Filippine, Polonia, Russia, Sud-Africa, Taiwan, Tailandia, Turchia e Venezuela. Più concentrato l’investimento dell’ISHARES FTSE BRIC 50 (codice isin IE00B1W57M07) che detiene le 50 maggiori e più liquide società quotate di Brasile, Russia, India e Cina.
Con risultati che in questi anni hanno dimostrato di essere nettamente migliori di un approccio passivo e fondato sulla pura teoria del “fritto misto” (quella adottata da molti risparmiatori su “istigazione” di molti pseudo esperti basata sulla diversificazione estrema, ovvero avere di tutto un po’ e tenerlo lì perchè nel lungo periodo coos si guadagnerà ). Una teoria che non crediamo sia applicabile nemmeno ai mercati emergenti.




















Non riesco a stampare l’articolo completo dal PFT, mi propone solo la versione per non abbonati di 3 pagine.
Grazie. Saluti.
Paco Paggin
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