Tante teste pensanti. Persino troppe. La governance del gruppo Rizzoli Corriere della Sera (RCS) si caratterizza da anni per una struttura quasi elefantiaca.
Per consultare tutti gli azionisti eccellenti ci vogliono quasi le Pagine Gialle: il patto di sindacato ne è la quasi fedele rappresentazione: il consiglio di amministrazione (composto da 21 membri!) e il governo societario ne rappresentano un ulteriore schizofrenica conseguenza.
Negli anni passati la società è stata divisa per società settore (vedi grafico sotto) con tanti consigli di amministrazione (quello di Rcs Quotidiani ne è un esempio) per ciascuna controllata anche forse per accontentare la voglia di apparire di tanti azionisti eccellenti che hanno sborsato fior di bigliettoni per avere uno scranno (molto costoso a vedere l’andamento del titolo in questi anni in discesa quasi perenne), piccolo o grande, in qualche organo societario.
Una struttura societaria concepita dai manager passati e presenti seguendo magari il consiglio di costosissimi consulenti. Salvo ora accorgersi che tutto è sbagliato, tutto è da rifare. E non ci voleva un genio laureato ad Harvard per capire che una struttura così complessa era solo una moltiplicazione infinita di costi e di responsabilità.
All’ultima assemblea del 20 giugno 2010 è stato, così votata una riorganizzazione societaria che si propone di fare il cammino inverso e andare verso la semplificazione come hanno spiegato il presidente “notaio” Piergaetano Marchetti e l’amministratore delegato e direttore generale Antonello Perricone.
Nascono così i direttori di divisione con l’obiettivo di razionalizzare la struttura e tagliare i costi e la RCS non svolgerà quindi più l’attività di holding pura ma sarà coinvolta direttamente nell’esercizio delle attività operative.
Questo piccolo grande cambiamento ha meritato un voto all’assemblea straordinaria del 20 giugno scorso e questo cambio di governance “fondata sul Consiglio di amministrazione, il Comitato esecutivo e l’Amministratore delegato e che introduce anche le figure dei direttori di divisione nell’ottica di un esercizio diretto da parte della società di attività operative” ha significato di fatto una una modifica dello statuto con un ampliamento dell’oggetto sociale.
E i sensi del Codice Civile (l’articolo 2437-ter, comma 3). questa modifica che è stata approvata dall’ultima assemblea dei soci comporta per coloro che non hanno partecipato a questa deliberazione (e che posseggono le azioni da prima del 20 giugno 2010) di poter esercitare il diritto di recesso.
In pratica la società è obbligata a liquidare gli azionisti RCS (ord e rnc) in base alla media aritmetica dei prezzi dei 6 mesi antecedenti la data di pubblicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea straordinaria.
Questo prezzo è stato fissato in 1,163 per le azioni ordinarie e 0,796 per le azioni di risparmio non convertibili.
Considerato che il prezzo attuale del titolo Rcs rnc è sceso molto sotto questo livello complici i forti ribassi di Piazza Affari delle ultime settimane (attualmente il titolo RCS rnc vale circa 0,735-0,74 mentre quello delle azioni ordinarie circa 1,03 euro) si apre per gli azionisti l’opportunità di un “simpatico” arbitraggio. Consegnare le “vecchie” azioni Rcs e se s’intende restarne azionisti ricomprarsele sul mercato.
Si lucrerà così la differenza abbassando il prezzo di carico delle azioni di circa il 7% per le azioni rnc e del 12,5% per le azioni ordinarie.
In pratica ogni 1000 azioni RCS possedute è possibile in questo modo recuperare circa 55 euro se si è azionisti Rnc o circa 120 euro se è titolari di azioni ordinarie.
Come fare? Ecco le istruzioni …I tempi stringono!
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