SALVATORE FERRAGAMO SFILA A PIAZZA AFFARI. E LA FAMIGLIA FA CASSA.

Se c’è una storia imprenditoriale dell’ultimo secolo bella quanto poco conosciuta questa è probabilmente quella di Salvatore Ferragamo. Non solo un vero artista delle scarpe ma un imprenditore visionario come pochi; il Walt Disney delle calzature fatto a mano. Nato nel 1898, undicesimo di quattordici figli, a 11 anni lavora già nella bottega del calzolaio e a 13  anni è titolare del suo primo negozio, dove comincia a creare scarpe da donna: una bottega negli spazi di casa fra la porta d’ingresso e la cucina, una vetrina di fronte alla chiesa, cinque lavoranti dei quali il più anziano ha 18 anni.

Emigra negli Stati Uniti per raggiungere un fratello che lavorava in un’industria calzaturiera. Da qui il prossimo passo è la California e Hollywood dove diventa il “Calzolaio delle Stelle” grazie alla sua fantasia ma anche all’impegno che lo porta a studiare anatomia  umana, ingegneria chimica e matematica all’università di Los Angeles e a realizzare centinaia di brevetti.

Una storia, quella di Salvatore Ferragamo, fatta di alti e bassi incredibili, grandi clienti e vip che acquistavano da lui scarpe a lotti (da Gloria Swanson a Rodolfo Valentino, da Mussolini a Greta Garbo, dai Duchi di Windsor a Audrey Hepburn, da Anna Magnani a Marilyn Monroe) ma anche cocenti delusioni finanziarie culminate anche in una bancarotta per effetto della crisi del ’29.

Negli anni precedenti quando l’industria del cinema si sposta ad Hollywood Salvatore Ferragamo la segue nonostante i molti cerchino di scoraggiarlo dicendogli che non c’è futuro e lavoro per uno che fa il suo mestiere 0vver0 il riparatore e creatore di scarpe.

Nel 1923 apre l’Hollywood Boot Shop e inizia per lui la carriera di ‘calzolaio delle stelle’, così come lo definisce la stampa locale. Il successo è tale da non riuscire a far fronte alle ordinazioni.

La manodopera americana non è però in grado di fare le scarpe che lui vuole e nel 1927 Ferragamo decide di tornare in Italia, a Firenze, città tradizionalmente ricca di abili artigiani. Dal suo laboratorio fiorentino, dove adatta il sistema della catena di montaggio al lavoro specializzato e rigorosamente manuale dei suoi collaboratori, avvia un flusso costante di esportazione verso l’America. Ma la grande crisi economica del ’29 arriva come un fulmine a ciel sereno e interrompe il suo sogno.

Ferragamo riesce negli anni a rimontare in sella, ripartendo dal mercato italiano. Paradossalmente l’autarchia con la carenza di materiali stimola la sua fantasia e lo spinge a creare soluzioni ancora più ardite che decretano alla fine il suo successo mondiale. Sono gli anni delle “inique sanzioni” e in questo periodo Ferragamo produce alcune delle sue creazioni più popolari e imitate, come le ‘zeppe’ di sughero, solide e leggere, utilizzando anche materiali originali come legno, fili metallici, rafia, feltro e resine sintetiche simili al vetro.  E grazie ai suoi successi nel 1938 Ferragamo sarà in grado di pagare la prima rata d’acquisto dell’intero Palazzo Spini Feroni, che rimarrà da allora la sede dell’azienda.

Oggi il fondatore Salvatore Ferragamo non c’è più (muore nel 1960) ma la sua azienda, che mantiene come marchio il suo nome e cognome, continua a crescere quasi senza sosta allargando anno dopo anno la gamma prodotti. Dalle scarpe all’abbigliamento, dagli orologi alle borse alle cravatte. Un simbolo dello stile italiano portato avanti dalla moglie Wanda Miletti (tuttora presidente onorario della società) e dai 5 figli Ferruccio, Giovanna, Fulvia, Leonardo e Massimo dopo la scomparsa nel 1998 di Fiamma.

Il sogno di Salvatore Ferragamo si appresta ora a entrare a Piazza Affari con il collocamento delle azioni guidato dall’amministratore delegato Michele Norsa che ha deciso di collocare il 25% del capitale (Mediobanca, Jp Morgan e Banca Imi global coordinator dell’operazione).

Ma è un affare partecipare a questo sogno per i piccoli risparmiatori, acquistandone le azioni? Vale la pena partecipare?

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