ago 232010
 
I campi della ex Russia non sono i primi come produzione mondiale, ma di certo i maggiori come esportatori di grano verso i Paesi consumatori. Tra l’altro, un riflesso importante sull’economia mondiale di questi forti rialzi sarà una spinta inflazionistica, in particolare non nei Paesi maturi ma in quelli Emergenti, in cui la spesa  procapite per il cibo è molto elevata in rapporto al reddito totale disponibile.

Dal punto di vista borsistico l’effetto del grano è sia diretto negli alimenti come il pane o la pasta, ma anche indiretto in quanto viene impiegato come alimento ad esempio negli allevamenti bovini. Gli economisti del Credit Suisse hanno stimato un impatto del 10% per l’inflazione in Europa (ossia +0,2/0,3%) e doppia nelle economie emergenti.

I riflessi di questo rialzo si potrebbero fare sentire perciò in particolare nel settore agro-alimentare e in quello delle bevande (si pensi alla birra ad esempio) ma anche al settore agrochimico ovvero quelle società che producono fertilizzanti.  Di seguito potrai leggere un’analisi di quelli che potrebbero essere gli impatti di questo “incendio” anche delle quotazioni, quali riflessi e opportunità (su azioni, Etf o comparti) secondo il parere di Emanuele Oggioni, gestore di Saint George Capital Management (gruppo Fondiaria Sai),

 

 

 

Le società che ne sono svantaggiate sono i produttori di alimenti e bevande come la birra, mentre i beneficiari le aziende agrochimiche. Nel primo caso, però, l’impatto sui numeri non dovrebbe essere così eclatante: nel processo produttivo della birra occorrono solo 15 kg di malto per fare un ettolitro; il costo complessivo delle materie prime è inferiore al 20% dei costi totali, inoltre, quasi tutte le società fanno 6/12 mesi di hedging (ovvero si cautelano sul mercato facendo operazioni di copertura per “sterilizzare” l’effetto di bruschi saliscendi) sul prezzo del malto d’orzo.

Alla fine, ai prezzi attuali il maggior costo per un produttore che non fa hedging sarebbe del 2% rispetto ai prezzi di un anno fa. Tra i produttori di birra Carlsberg è la più impattata, in quanto esposta proprio all’Est Europa e la meno protetta dall’hedging (sia per scelta sia perché in questi mercati non è possibile adottare politiche di copertura dei costi delle materie prime) Per un produttore di spirits, più diversificato quindi nei super alcoolici, il peso delle materie prime può essere persino più basso, come per Diageo (14% dei costi totali). Qui le spese di stoccaggio in magazzino (per invecchiare i distillati) e quelle di marketing sono decisamente le più elevate.

Passiamo ai beneficiari potenziali del rialzo del prezzo delle soft commodities. Le società agrochimiche più avvantaggiate dall’aumento del prezzo del grano sono, in base alle correlazioni statistiche storiche, Yara e Bayer. La società norvegese ha prodotti correlati al grano (che aiutano ad aumentare le rese del raccolto, oltre che a proteggere il raccolto stesso dai parassiti) in misura di circa il 25% dei ricavi.

Un altro beneficiario potrebbe essere nel medio termine la tedesca K+S, che ha un peso delle vendite legate al grano del 12%, anche se in questo caso si tratta essenzialmente di potassio, sul quale però esiste ancora una sovra capacità produttiva a livello mondiale che deprime i prezzi di vendita. Infine, la multinazionale svizzera Syngenta ha prodotti correlati al grano per circa il 15% dei ricavi, ma gli analisti dicono sia meno sensibile all’effetto prezzo per via del mix di prodotti specifici della società, meno legato alla produttività del raccolto e più alla sua protezione con ad esempio i funghicidi).

Quindi, operativamente, non conviene agitarsi troppo nel comprare ETF sul grano, tanto meno titoli agrochimici di qualsiasi tipo per quanto le operazioni di fusione nel settore potrebbero favorire alcune storie, mentre qualche occasione potrebbe esserci nel settore dei produttori di birra, come Heineken, che è rimasta penalizzata eccessivamente dal mercato (anche prima della bolla del grano) e che invece è molto ben diversificata nello sfruttare la crescita dei mercati emergenti (oltre 40% dei ricavi del gruppo) e che il 25 agosto dovrebbe presentare i risultati semestrali.

Ha realizzato questo articolo Emanuele Oggioni, gestore azionario di Saint George Capital Management (gruppo Fondiaria Sai), una società di diritto svizzero con sede a Lugano specializzato nell’asset management

 


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Autore dell'articolo: Anna Iko