mag 122010
 
Era l’autunno del 1992 quando mi capitಠdi fare qualche domanda all’avvocato Giovanni Agnelli all’uscita dell’assemblea dell’Ifi. Qualche anno prima aveva pubblicamente detto che valutava le azioni Fiat almeno 10 dollari ma in quel momento ne quotavano nemmeno 3. Provocatoriamente gli domandai percir se il suo consiglio era sempre valido, se era la Borsa che sbagliava il prezzo o era lui che aveva detto una stupidata. “Vede, le daràuna risposta che dava mio nonno quando gli domandavano consigli sugli investimenti – mi rispose con la erre più arrotata che poteva – comprate del vino, mettetelo da parte, per male che vada sarà  più buono quando lo berrete”.

E’ passato molto tempo da quella dichiarazione. E a vedere il grafico della Fiat come di qualsiasi titolo quotato a Piazza Affari e dintorni, le dichiarazioni dell’Avvocato sembrano oramai appartenere a un’epoca passata, lontana. Tenere i titoli per lungo tempo, incuranti di quello che accade al prezzo del titolo in Borsa se fino all’inizio degli anni ’90 poteva avere una sua ragione storica a guardare le performance passate, nell’ultimo decennio si è rivelata spesso una trappola. Almeno in occidente la figura del cassettista è “out” a vedere le performance dei mercati azionari e della maggior parte dei singoli titoli.

E il titolo Fiat ne è un perfetto esempio nonostante sia perfino fra quelli che meglio si sono comportati negli ultimi anni. Il grafico del titolo FIAT dal 2000 in poi si potrebbe sottotitolare andata all’inferno e ritorno. Dai quasi 33 euro del marzo 2000 fino agli inferi dei 4,39 dell’aprile 2006. Una discesa del 87%. Quanto basta per far perdere non solo tanti soldi ma anche le più solide certezze alla maggior parte dei risparmiatori fra voci di possibile fallimento e fine dell’industria automobilistica italiana.

E che un titolo come Fiat sia qualcosa di difficile da maneggiare ce lo ricordano anche i tanti report pubblicati in questi anni dalle case d’affari. Spesso assolutamente controtempo.
In questo articolo esaminiamo l’andamento del titolo Fiat dal 2000 a oggi e cosa dicono ora i nostri sistemi. E perchè reputiamo più sensato affidarsi a un approccio quantitativo piuttosto che seguire i pareri degli esperti o affidarsi (incrociando le dita) a una gestione passiva…

</strong>
Se sei abilitato alla lettura (per questo articolo è sufficiente essere semplicemente registrati free), fai il login sotto (digitando username e password) per accedere ai contenuti. Altrimenti clicca sul link in rosso per  sottoscrivere l’abbonamento alla Membership di MoneyReport.it  e accedere coos ai contenuti integrali.

Se sei abilitato e vuoi proseguire la lettura, e per questo contenuto devi essere un utente solo registrato, fai il login sotto (digitando username e password) per accedere ai contenuti integrali. Altrimenti clicca sul link sotto in rosso per  sottoscrivere l’abbonamento alla Membership di MoneyReport.it  e accedere coos a tutti i contenuti integrali. Puoi anche cliccando qui se non lo hai mai fatto effettuare la registrazione gratuita e ricevere coos subito in omaggio un numero saggio della rivista mensile di Money Report in pdf, insieme nel futuro per email a una versione “flash” dei principali aggiornamenti con la possibilità  di accedere coos integralmente a un maggior numero di contenuti.

L’andamento del titolo Fiat guardando i report delle banche d’affari

Basta ricordare l’aumento di capitale lanciato da Fiat a inizio 2002. Che cosa fare? Il settimanale finanziario Milano Finanza (del 12/01/2002), fra i più informati e completi in Italia, raccoglie l’opinione degli addetti ai lavori e spiega l’operazione al popolo rivelando nel titolo il consiglio: ”Una Fiat a saldo”. Ma leggiamo in sintesi il parere degli esperti raccolto dal giornale.
Il ritornello ripetuto dai gestori che hanno in portafoglio titoli del gruppo torinese è sempre lo stesso: di Fiat non si può fare a meno considerato il peso che ha nel paniere del Mib30 e le necessità  dei fondi indicizzati: il prezzo è lo stesso del 22 febbraio del ’93… Lo sforzo chiesto da Agnelli agli azionisti viene considerato non elevato: lo sconto incorporato nel prezzo di emissione delle nuove azioni (15,5 euro) rende già  di per sé conveniente partecipare alla ricapitalizzazione.. L’appeal dell’investimento è legato senz’altro alle prospettive di crescita e ai fondamentali del gruppo.A ben vedere, perà², il valore per azione individuato dagli analisti per la Fiat è compreso tra 15 euro (Morgan Stanley, Abn Amro e WestLBPanmure) e 18 euro (Intermonte). In particolare, gli analisti di Morgan Stanley sottolineano che i deboli fondamentali di Fiat potrebbero indurre il gruppo a lanciare un altro aumento di capitale. Una circostanza che rischia di compromettere la possibilità  di un rialzo nel breve e medio periodo. Credit Suisse First Boston, invece, guarda alla strategia industriale di Torino. In un’ipotesi di fusione Fondiaria-Toro il gruppo sarebbe posizionato per il 20% nelle assicurazioni, il 20% nell’energia, il 30% nei camion e il 30% nei trattori. Inoltre, la valutazione dell’auto (3 miliardi di euro) può salire a 6,8 miliardi di euro in caso di vendita. Ecco perchè, secondo Csfb, anche in presenza di fondamentali poveri, il mercato può scommettere sulla strategia Fiat e ridurre dal 35% al 20% lo sconto applicato al valore patrimoniale della società  (26 euro) calcolato con il metodo della somma delle parti”.
Che cosa succede dopo al titolo Fiat è da manuale. Basta vedere il grafico sottostante. Crollo delle azioni ai minimi storici mentre la perdita di bilancio lievita a 1,63 miliardi di euro nell’esercizio 2004 tanto che quasi tutte le grandi banche d’affari e i fondi d’investimento consigliano nella primavera 2005 il fuggi-fuggi, preannunciando a questo punto il possibile crac e la necessità  di un salvataggio di Stato.
Ma in zona Cesarini (proprio quando i grandi analisti delle banche d’affari consigliano il fuggi-fuggi) arriva l’ imprevedibile svolta sotto la guida di Sergio Marchionne, il nuovo amministratore delegato di casa Fiat, nominato dalla famiglia Agnelli dopo la scomparsa di quel galantuomo di Umberto. Una riscossa che vede il titolo Fiat toccare i 24 euro nel luglio 2007 con un incremento dai minimi del 458%.
Poi di nuovo l’abisso (fino a sfiorare addirittura i 3 euro nel febbraio 2009 ovvero un ulteriore ribasso dell’86% dai massimi) per effetto della crisi dei mercati finanziari legati allo scoppio della bolla dei subprime e poi del crac della banca d’affari Lehman.
Ed è superfluo quasi ricordare anche questa volta come sul titolo Fiat nel 2007 si sprecassero i report che parlavano di target possibile a 30 euro (e poi il titolo precipitಠvicino ai 3) mentre col titolo quasi a 3 euro era difficile trovare un qualche analista disposto a consigliare di investire sul Lingotto.

 

Ecco perchè ci piacciono i “trading system” e li utilizziamo

Da inizio 2000 a oggi il titolo Fiat è passato da 34 euro a 9,65 euro attraverso salite e discese repentine. Il bilancio per un “cassettista” è molto negativo (-71,6%) sempre che in prossimità  dei minimi (intorno ai 4 euro) abbia perso i nervi, liquidando le posizioni per seguire quello che allora diceva il “branco” di opinionisti, giornalisti, analisti e guru.
Un bilancio non certo esaltante ma nemmeno tragico se si vanno a guardare le performance di altre star di quell’inizio 2000 ovvero titoli come Seat Pagine Gialle (- 99,5%) e Tiscali (-99.7%) che allora venivano osannati (anche da insigni gestori) come il “futuro”.
E’ anche per tutte queste ragioni che da diversi anni nei nostri servizi di consulenza operativa abbiamo puntato sempre più nell’utilizzo di trading system (se si desidera approfondire l’argomento si legga questo estratto) ovvero su sistemi di selezione dei titoli e di strategie di acquisto e uscita basate non su un approccio discrezionale o fondamentale ma su metodi matematici ovvero quantitativi.
Sarebbe una grande presunzione ritenere che gli “altri” sono degli idioti e “noi” invece sappiamo fiutare il vento in ogni momento e in ogni direzione. E per questa ragione abbiamo deciso di affiancare sin dal 2002 ai nostri metodi di selezione dei titoli su criteri fondamentali anche altri con impronta più quantitativa. Obiettivo non comprare ai minimi e vendere ai massimi (questo lo lasciamo ai geni del trading) ma cercare di fare nel tempo meglio del mercato, abbattendo la volatilità  e senza avere una continuazione movimentazione della posizioni visto che ci rivolgiamo a risparmiatori e non a trader.E poi perchè crediamo che nel tempo un approccio flessibile ma poco “movimentista” porti a risultati maggiori (e ben più sostenibili anche dal punto di vista della gestione dello stress) di chi vuole comprare e vendere in continuazione. I risultati nel tempo dei nostri portafogli indicano che la strada perseguita è quella giusta. Dal gennaio 2002 al maggio 2010 a fronte di un mercato che ha perso il -30% (indice FTSE All Share) i nostri portafogli hanno ottenuto un rendimento medio del 123,4% .
Il grafico seguente mostra quale sarebbe stato il consiglio di uno dei nostri trading system settimanali (che applichiamo da tempo con successo sia alle azioni che agli Etf che ai fondi) al titolo Fiat.
Attualmente il titolo ordinario non è presente in alcun nostro portafoglio (questo perchè nonostante il segnale di acquisto fornito lo scorso autunno altri titoli ci erano segnalati come “più forti” dai nostri sistemi) ma in ogni caso secondo questo nostro modello attualmente è ancora in posizione “long” ovvero rialzista. E questo nonostante la discesa delle ultime settimane che ancora non ha consigliato di chiudere la posizione.Ma l’esame del grafico dal 2000 a oggi mostra soprattutto come con un simile approccio si sarebbe evitato di mantenere in portafoglio il titolo dal 2000 fino al 2005 (evitando di vedere l’azione perdere l’87% e solo nel luglio di quell’anno è arrivata l’indicazione di acquistare il titolo e mantenerlo in posizione fino all’aprile 2008. Un guadagno su questa operazione del 157,2%.

Successivamente con il consiglio di uscita di inizio 2008 non solo si è realizzata una bella operazione in guadagno ma soprattutto si è evitato di mantenere il titolo (quello che è più interessante seguendo un approccio di questo tipo) quando in pochi mesi si è “inabissato” fino a sfiorare successivamente quasi i 3 euro. La risalita successiva dai minimi è stata molto veloce, senza quasi passare da una fase vera e propria di accumulazione, e quindi il titolo è tornato long nell’ottobre 2009 poco sopra i 10 euro. Certo lontano dai minimi. Ma ben sotto il livello precedente di vendita che era stato di 17,62 euro il 4 gennaio 2008.

Dal 2000 a oggi seguire l’approccio consigliato da questo nostro trading system avrebbe quindi generato un guadagno lordo del 158% al confronto di una perdita del 66% di chi ha sempre tenuto in posizione il titolo da bravo e devoto “cassettista”.

Ma quello che è importante sottolineare non è solo il rendimento generato (che non sempre e non su tutti i titoli evidentemente è in grado di ottenere simili performance con coos pochi falsi segnali come spiegato nella legenda sotto) ma soprattutto (ed è questa una delle ragioni principali per cui abbiamo “sposato” sempre più questa filosofia) il contenimento della volatilità  (ovvero quello che gli addetti ai lavori chiamano drawdown).

Mantenere sempre e comunque le posizioni avrebbe, infatti, in questo decennio passato vedere il titolo oscillare in negativo anche di oltre il 90%. Un approccio basato sul modello quantitativo proposto avrebbe significato un’oscillazione contraria nettamente più contenuta: 30%.

Qualcosa di più “sopportabile” dalla maggior parte dei risparmiatori e investitori. Perchè un conto è parlare di Borsa vedendo dei grafici sull’andamento passato, un altro è saper non perdere la “testa” con i propri soldi investiti nella realtà .

E chi fa il mestiere di consulente finanziario e non vive sulla Luna sa quanto è importante questo aspetto salvo che non abbia come clienti persone coos ingenue a cui può vendere di tutto (e anche le peggiori performance di consulenze, gestioni o fondi) puntando tutto sui miracolosi risultati che si otterranno nel lungo periodo. così lungo … che probabilmente supererà  per molti risparmiatori quello della loro vita terrena.

AVVERTENZE PER L’USO: VANTAGGI E SVANTAGGI DI UN APPROCCIO QUANTITATIVO

Il problema principe di ogni investitore è quello di scegliere quando è il momento più opportuno per entrare su un titolo azionario, su un indice o su un settore. Ma ancor più importante è sapere quando la fase rialzista del titolo, del settore o del mercato su cui ha investito si è invertita. A dire il vero ci sono coloro che affermano che la ricerca del “timing” è tempo… perso e che occorrerebbe essere sempre investiti, accada quel che accada, poichè nel lungo periodo (una sorta di “paradiso” degli investitori passivi) si sarà  premiati. Non è la nostra filosofia poichè se certo non crediamo che sia possibile entrare ai minimi o uscire ai massimi riteniamo che sia possibile (e più furbo) adottare comunque un approccio attivo e flessibile. Da molti anni (e i portafogli di BorsaExpert.it e MoneyExpert.it. per quel che riguarda la consulenza finanziaria personalizzata, lo dimostrano) reputiamo, infatti, più saggio adeguarci noi ai mercati piuttosto che pensare che i mercati si adeguino ai nostri investimenti. Replicare totalmente i benchmark e “mantenere ad ogni costo sempre e comunque le posizioni ci sembra una scelta perdente (e l’andamento dei mercati di questi ultimi anni lo sta confermando più di ogni altra cosa) e distruttiva. Che fa solo l’interesse di chi lo consiglia.. Il nostro obiettivo è fare meglio del mercato. E per questo motivo nei portafogli che curiamo il nostro Ufficio Studi per i portafogli di tipo “quantitativo” monitora costantemente i titoli, fondi o Etf da detenere e privilegiare, pronti a chiudere le posizione se i segnali provenienti dal mercato fanno scattare degli stop.
Nulla comunque di estremamente complicato o richiede un trading continuo poichè non crediamo affatto che movimentare la propria posizione in continuazione accresca le possibilità  di ricchezza (sicuramente quelle del proprio intermediario): al contrario! Per correttezza dobbiamo ricordare che questi indicatori e sistemi non sono infallibili. Il valore aggiunto è prima di tutto un contenimento della volatilità . I falsi segnali possono esserci (anche oltre il 50%) ma l’esperienza empirica (e i risultati di tutti i nostri portafogli di questi anni lo dimostrano) ci dicono che operare con strategia premia nettamente rispetto al non averla e affidarsi agli umori del mercato. Meglio chiudere tante operazioni in piccola perdita (e cogliere nel tempo le forti tendenze rialziste e in grado di ripagare tutte le operazioni chiuse in negativo) piuttosto che restare sempre investiti, costi quel costi, e scoprire magari che questo approccio non solo si è rivelato più rischioso ma anche molto poco remunerativo.

Iscriviti al SoldiExpert Investor Club

Autore dell'articolo: Salvatore Gaziano

E’ l’amministratore e direttore investimenti di SoldiExpert SCF. Un network di siti specializzati, che si occupano di fornire consigli operativi e strategie su cosa comprare e vendere sul mercato azionario e obbligazionario tramite azioni, obbligazioni, fondi oppure Etf e anche futures. E’ stato il vicedirettore nonché fra i giornalisti fondatori del settimanale Borsa & Finanza, collaborando attivamente in questi anni a numerosi siti e riviste di economia e finanza (Capital, Millionaire, Milano Finanza, BluInvest.com) ed è anche il direttore editoriale del sito MoneyReport.it Come strategist di SOLDIEXPERT SCF si occupa di definire le strategie d’investimento migliori sui mercati, avendo unito negli anni a una forte conoscenza dell’analisi fondamentale un approccio di tipo globale (azioni internazionali, obbligazioni, ETF e fondi) mediante anche l’utilizzo di trading system e metodologie quantitative per la migliore definizione di portafogli dinamici in grado nel tempo di battere il mercato (e ridurre la volatilità) come dimostrano i risultati reali realizzati in questi anni. E’ autore di diverse pubblicazioni fra cui il libro “Bella la Borsa, peccato quando scende”, una guida controcorrente all’investimento azionario e dell’ebook “SuperMiliardari”.
Bookmark/Favorites