gen 202012
 

Il regalo di Natale, seppure arrivato un po’ in ritardo, è stato una nuova sforbiciata da parte di Standard&Poor’s al debito di sette Paesi europei. L’Italia fa parte del gruppone ma, udite udite, anche la Francia di Sarkozy è stata declassata perdendo per la prima volta la tripla A. Il nostro non è un discorso di campanile anche perché se vengono affossati coloro che in apparenza stanno meglio forse siamo proprio sull’orlo del baratro.

Ma così non la pensano i mercati finanziari che nell’ultima settimana hanno consolidato il recupero, non tanto e non solo relativamente al comparto azionario ma per quelli attualmente più volatili delle obbligazioni e dei Titoli di Stato. Se le agenzie di rating statunitensi, che ricordiamo essere tassativamente private, avevano lo scopo di provocare il panico hanno quindi fallito miseramente. Ora si dovrà affrontare il nodo Grecia il cui default è dato ormai per certo.

Lo spread italiano nei confronti dei bund tedeschi rimane alto ma sotto i massimi e questo potrebbe essere un buon punto di partenza per far tornare la fiducia negli investitori. Il tasso dei Btp deve assolutamente scendere dai valori attuali perché il monte di interessi che lo Stato italiano sta pagando non sarà sostenibile a lungo.

A questo punto l’unica nazione che si preoccupa per la situazione ma non piange rimane la Germania il cui debito non è stato declassato dalle agenzie di rating. E sembra ancora che la liquidità in cerca di un porto sicuro preferisca il debito tedesco dato che l’ultimo collocamento di Bund è stato effettuato a rendimenti addirittura negativi.

Sul fronte azionario l’Indice FTSE All Shares del mercato italiano (di cui inseriamo qui sotto l’andamento grafico) continua nella sua fase di congestione nonostante abbia superato, senza la necessaria forza, la trend line discendente che passava attorno ai 16.100 punti. Nuovo vigore potrebbe arrivare dal superamento di un’altra trend line discendente di medio periodo che passa attualmente attorno ai 16.350.

I primi obiettivi da raggiungere secondo l’analisi tecnica tradizionale sono quelli dei 17.100 prima e 18.600 successivamente. Attenzione però a non tornare al di sotto dei 15.300 poiché sarebbe raggiunta presto quota 14.300. Anche gli ultimi dati macroeconomici sembrano rafforzare l’idea che forse il peggio è passato e i nostri sistemi più dinamici hanno cominciato a dare qualche segnale di acquisto dopo mesi in cui erano rimasti completamente liquidi.

Ma il segnale che siamo ancora nel guado è che il nostro Semaforo continua ad essere di colore rosso, segno che gli investitori più cauti dovranno attendere ancora segnali più forti.

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Autore dell'articolo: Francesco Pilotti

Laurea in Scienze Economiche e Bancarie conseguita presso l’Università di Siena. Dopo aver collaborato con l’Istituto di Statistica dell’Università di Scienze Economiche e Bancarie di Siena in qualità di cultore – ricercatore, ha intrapreso una carriera nell’analisi economico-finanziaria (frequentando anche un corso di specializzazione dell’Aiaf) in collaborazione con il Prof. Alessandro Cortesi (docente dell’Università L. Bocconi di Milano) ed il Prof. A. Falini (docente dell’Università C. Cattaneo di Castellanza). Dopo un’esperienza come analista finanziario presso Bluinvest.com collabora sin dalla fondazione in BorsaExpert.it nell’elaborazione dei sistemi quantitativi e trading system, partecipando attivamente all’elaborazione delle strategie messe a punto dall’Ufficio Studi in collaborazione con MoneyExpert.it