giu 172011
 

Sarà la banca più antica del mondo ma a vedere le quotazioni a Piazza Affari di Monte dei Paschi di Siena c’è poco da esserne orgogliosi. Il management ha pensato bene di diversificare e produrre le felpe con la scritta 1472 e pure un ottimo vino rosso con lo stesso nome ma il mercato impietosamente continua a pensare che questa banca abbia ancora qualche problema patrimoniale.

Eppure i geni del marketing dell’istituto non sembrano mai stati così prolifici. Il presidente della banca, Giuseppe Mussari, pensa forse di essere Lapo Elkann e si è messo pure a lanciare una linea di moda per promuovere il marchio dell’istituto  e in parte sostenere un progetto benefico in Senegal. All’ultimo Vinoforum di Roma della scorsa settimana Banca Monte dei Paschi di Siena era invece il main sponsor della manifestazione anche per lanciare adeguatamente il marchio  ”Rosso 1472”, la linea di eccellenza delle etichette del Chianti caratterizzate dal brand che trae il nome sempre dall’anno di fondazione della Banca.

Dopo aver molto degustato e bevuto i vertici di Mps hanno scodellato forse così il prezzo per il nuovo aumento di capitale: 0,445 euro. Tu porti a Siena 25 azioni vecchie e loro te ne danno altre 18 azioni nuove di zecca. Se vuoi però la felpa, il vino o l’olio devi pagarlo a parte.
E’ arrivato, infatti, ufficialmente l’annuncio dell’aumento di capitale da quasi 2,15 miliardi di euro e il mercato non ha reagito proprio in modo euforico alla notizia, anzi..

E pensare che solo qualche mese Giuseppe Mussari, presidente di Mps, alle voci di aumento di capitale prossimo del suo istituto diceva che non era in programma, minacciando denunce per aggiotaggio contro mezzo mondo. Ora parte ufficialmente l’aumento di capitale che non sembra nè falso nè tendenzioso…

Certo fa effetto vedere il grafico del titolo MPS e come dicono i cinesi vale più di mille parole.


La “distruzione di valore” è impressionate (stiamo parlando di oltre una decina di miliardi di euro se si guarda capitalizzazione borsistica e i soldi già raccolti nel precedente aumento di capitale) e dopo la “sciagurata” acquisizione di Banca Antonveneta per 9 miliardi di euro i banchieri senesi (per quanto  Mussari è nato a Catanzaro come spiega questo “sobria e misurata” video-biografia sulle eccellenze calabresi) in Mps hanno dovuto in questi anni per tenere in piedi la barca (anzi banca) vendere buona parte di quello che potevano (immobili, tenute, assicurazioni, risparmio gestito) e chiedere ciclicamente soldi al mercato attraverso aumenti di capitale massicci (e questo potrebbe non essere l’ultimo perchè serve solo a rimborsare i Tremonti Bond), cartolarizzazioni fantasiose (come l’operazione Casaforte con cui la banca si fa finanziare dai propri correntisti gli sportelli bancari che vende con l’elastico..) e altri strumenti di raccolta più o meno fantasiosi come ben raccontato da Alessandro Penati su Repubblica a inizio anno in quest’articolo.

E pazienza se il piano industriale 2009-2011 di Mps che il presidente della banca aveva licenziato come “coerente e credibile” sia sia dimostrato a consuntivo un libro dei sogni: colpa del mercato cambiato ha spiegato Mussari (e pazienza se con questo criterio tutti siamo bravi a fare i piani industriali anche per meno di 713 mila euro l’anno).

Eppure questo non ha impedito lo scorso anno di eleggere lo stesso Giuseppe Mussari (che esercita anche la professione di avvocato) nuovo presidente dell’Abi, l’associazione delle banche italiane dopo che lo stesso Mussari era stato già eletto banchiere dell’anno nel 2008 con un Global Award.

“Promoveatur ut amoveatur”
era una regola degli antichi romani ovvero “promuovi per rimuovere”. Nella nuova finanza italiana (e non solo) sembra valere la regola opposta. Più i risultati che realizzi sono deludenti maggiori sono gli onori, le cariche e le prebende. Che siamo tornati al tardo medioevo? 1472 per l’appunto…

(una pubblicità della nuova iniziativa di Mps)

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Autore dell'articolo: Anna Iko

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