giu 272011
 

La beneficenza appaga in primo luogo lo stesso benefattore” diceva lo scrittore Joseph Roth ma secondo molti a spingerci verso la carità (un termine che sembra oramai diventato quasi desueto) dovrebbe essere l’amore verso gli altri. Soprattutto per i più bisognosi.

Su MoneyReport.it parliamo soprattutto di buoni e cattivi investimenti ma questa volta vogliamo parlarvi di buone azioni. Ma “no profit”. Poiché “il denaro è come il concime, deve essere sparso in giro» sosteneva Brooke Astor, un’incredibile signora americana (morta nel 2007 alla veneranda età di 105 anni) che fece di questa massima il timone della gestione della propria immensa ricchezza, distribuendo in opere di filantropia a New York la cifra record di 200 milioni di dollari.

Ricca anzi ricchissima grazie a 3 matrimoni e soprattutto all’eredità del terzo marito Vincent Astor morto nel naufragio del Titanic del 1959 che le lasciò in eredità averi per quasi 130 milioni di dollari.
La seconda vita di Brooke Astor fu tutta dedicata al «give back» ovvero al restituire il denaro (un concetto diffuso nell’etica protestante) alla società che ne ha reso possibile l’accumulo.

Ma non bisogna essere miliardari, ereditieri o protestanti per aiutare il prossimo e per questo motivo vi vogliamo parlare della Fondazione Piatti, una Onlus che si occupa in Italia e soprattutto in Lombardia (e soprattutto nelle provincie di Milano e Varese)  di aiutare e supportare a 360° le famiglie che si trovano a gestire problemi di disabilità.

E dal 2000 ad oggi l’impegno di Fondazione Piatti ha significato rispondere ai bisogni di più di 350 ospiti assistiti quotidianamente da circa 300 tra operatori dell’area sanitaria e socio-assistenziale e volontari.

Per capire qualcosa di più questo di  mondo e capire come noi ma anche i nostri lettori possono magari dare una mano a questa Onlus abbiamo perciò intervistato Maurizio Ferrari, da qualche settimana Responsabile Comunicazione e Raccolta Fondi per la Fondazione Renato Piatti Onlus (www.fondazionepiatti.it), che si occupa della cura di persone colpite da disabilità intellettiva e relazionale.

Conosco Maurizio da molti anni e lo considero fra le persone più serie, precise, professionali e integerrime che abbia mai conosciuto. Per questo motivo ci sembra doveroso far conoscere e promuovere la Fondazione per la quale lavora dove è impegnato come uomo, professionista e genitore.

In tempi di tagli “lineari” al “sociale” a al Terzo Settore (più del 80% nel 2011 quelli operati dal Ministero delle Finanze) i conti pubblici magari saranno meno rossi ma si rischia che tutte queste riduzioni, chiusure di servizi, diritti negati ai cittadini e problemi si scarichino per intero sulle famiglie. E su chi già è in una situazione familiare ed economica molto difficile.

Per questo invitiamo i nostri lettori a valutare di destinare il 5×1000 alla Fondazione Piatti.
Basta che nello spazio “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale”, presente in tutti i moduli della dichiarazione dei redditi (CUD, Unico, 730) si scriva il codice fiscale 02520380128.

Ma non è solo questo il mondo per sostenere chi ha più bisogno di noi come ci spiega in quest’intervista Maurizio Ferrari, responsabile Comunicazione e Raccolta Fondi per la Fondazione Renato Piatti


 

MoneyReport.it: Puoi raccontarci qualcosa di questa fondazione? come è nata e quali sono i suoi obiettivi?

Maurizio Ferrari: “Fondazione Renato Piatti onlus (www.fondazionepiatti.it) è stata costituita nel 1999 a Varese per volontà di alcuni soci della locale Anffas (Associazione Famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) allo scopo di progettare, realizzare e gestire servizi a favore delle persone con disabilità intellettiva e relazionale e delle loro famiglie. E’ attiva in Lombardia e attualmente gestisce 13 centri, nei quali si prende cura di oltre 350 ospiti grazie all’impegno di circa 300 fra operatori e volontari. La missione di Fondazione Piatti è fare in modo che le persone con patologie psichiche o intellettive vivano nella migliore condizione di benessere possibile per tutto l’arco della vita, creando le condizioni per sviluppare le loro capacità e le loro autonomie e favorendo la massimo la loro inclusione sociale”.

Sul sito abbiamo visto che avete degli obiettivi di raccolta per il progetto di Fogliaro ma siamo a metà del budget: quando manca per raggiungerlo e cosa finanzierà?

“Il Progetto Fogliaro è già una realtà, è stato inaugurato nel maggio dell’anno scorso ed è operativo da ottobre. E’ la prima Comunità Terapeutica per minori con problemi psichici e comportamentali della Provincia di Varese e al momento ospita otto ragazzi con problemi psichici e di comportamento. Si basa sull’approccio della residenzialità temporanea: non a caso l’appellativo che la contraddistingue è “una casa per crescere”, proprio perché i ragazzi ci vivono per il lasso di tempo necessario a compiere un percorso terapeutico che si conclude con il ritorno al contesto di vita abituale. I capitali necessari sono stati interamente anticipati con un piano speciale di raccolta fondi, una “Capital Campaign”, con l’obiettivo di riuscire in due anni a recuperare l’intero importo attraverso il contributo di enti erogatori, istituti bancari, privati. E, come hai letto nel nostro sito, siamo giusto a metà dell’opera, come da programmi”.

Chi sono i vostri sostenitori e donatori? In tempi di tagli al sociale i privati e le aziende con le loro donazioni possono farcela a sostenere questo compito?

“I nostri donatori sono in gran parte privati cittadini che si riconoscono nella nostra missione e che spesso vedono con i loro occhi, o attraverso i racconti di familiari e amici, il grande lavoro che viene svolto presso i nostri centri. Poi ci sono le aziende, alcune davvero molto vicine, e gli enti erogatori, il cui contributo ovviamente può spostare di molto l’asse dell’equilibrio economico. In una fase di forte contrazione del sostegno pubblico la sussidiarietà del privato diventa cruciale. Singoli cittadini, aziende ed enti, però, devono fare i conti con una crisi economica che è ancora lungi dall’essere superata e devono poter destinare i fondi su progetti chiari, trasparenti, nei quali possano credere fino in fondo. A leggere i dati, le risorse sembra ci siano. Solo nel campo dei lasciti testamentari, secondo uno studio di Gian Paolo Barbetta di Fondazione Cariplo, per effetto dei patrimoni senza eredi i lasciti mortis causa nei prossimi anni dovrebbero avere un’impennata. Utilizzando una base dati istituzionale (Banca d’ Italia e Istat) Barbetta è arrivato a stimare che entro il 2020 ben 340 mila famiglie senza eredi – di cui 46 mila solo in Lombardia – potrebbero devolvere denaro sotto forma di donazioni. E l’ ammontare delle donazioni calcolato su un arco di 15 anni arriverebbe a 105 miliardi di euro”.

Ricordi ai nostri lettori quali sono i vantaggi anche fiscali di sostenere i progetti della Fondazione Piatti? E come possono fare per dare il loro piccolo o grande contributo (comunque importante) per sostenere questa iniziativa?

“Tutte le donazioni, tecnicamente dette “erogazioni liberali”, godono di agevolazioni fiscali. Ci sono due possibilità, sia per le persone fisiche sia per le società. Per le persone fisiche l’erogazione è detraibile dall’imposta lorda ai fini IRPEF per un importo pari al 19% dell’erogazione stessa, sino ad un valore massimo di € 2.065,83, oppure è deducibile dal reddito fino al 10% del reddito dichiarato stesso e comunque fino a € 70.000,00, ai sensi della cosiddetta legge “Più dai meno versi”. Per le società l’erogazione è deducibile per un importo non superiore a € 2.065,83 o al 2% del reddito d’impresa dichiarato oppure è deducibile dal reddito dichiarato fino al 10% del reddito dichiarato stesso e comunque fino a € 70.000,00. La scelta di una delle due agevolazioni è alternativa. Per sostenere i progetti di Fondazione Piatti basta andare sul nostro sito www.fondazionepiatti.it e seguire le indicazioni: si può usare il bollettino postale, il bonifico bancario oppure anche la comoda opzione “Dona Ora” che in pochi clic (e con la carta di credito) consente di versare la cifra che si desidera in modo mirato per il progetto che interessa”.

Ci sono eventi a cui state lavorando e a cui i nostri lettori e/o abbonati possono in qualche modo partecipare?

“Abbiamo in cantiere diversi eventi, ma vorrei menzionarne uno in particolare. Si tratta di “Un fiore per i nostri Progetti”, arrivato alla sua 19^ edizione, che è il principale evento di sensibilizzazione e raccolta fondi che Fondazione Piatti organizza sul territorio con lo scopo di sostenere le proprie attività a favore delle persone con disabilità e delle loro famiglie. L’evento è nato sui sagrati delle Chiese della città di Varese e col passare degli anni si è allargato a tutta la provincia fino a superare le 50 piazze. Il prossimo appuntamento è nei fine settimana del 12-13 novembre 2011 e del 19-20 novembre 2011, i volontari di Fondazione Piatti e di Anffas Varese saranno sulle piazze e i sagrati di Varese e provincia per distribuire azalee e ciclamini in cambio di un’offerta. “.

Tu prima di arrivare a lavorare nel cosiddetto terzo settore hai avuto esperienze in aziende di diverso tipo. Come settore: dall’editoria a internet e come tipologia: da aziende familiari a società quotate in Borsa. Ora dopo diversi anni di volontariato e impegno nel settore hai deciso di far diventare questa attività la tua professione principale come responsabile della comunicazione e della raccolta Fondi per questa Onlus. Una sfida coraggiosa e ammirevole; quali sono ora le sfide più importanti del tuo incarico e i “nemici” da combattere?

“E’ una svolta importante, non c’è che dire. La sfida più importante è anche la più semplice da spiegare: è quella di fare bene il mio lavoro, superando i confini segnati dai miei trent’anni di esperienza, e di dare un contributo concreto a una causa nella quale mi riconosco totalmente. Certo, il momento storico non è tra i più favorevoli, ma non credo che avrò nemici dichiarati da combattere. Semmai lo sforzo sarà di raccogliere intorno a me gli amici di sempre per convincerli a darmi una mano concreta nel sostenere Fondazione Piatti. E di farmi nuovi amici, se posso dire così, perché le risorse non bastano mai…

E’ tempo di 5 per mille e in Italia si calcola che sono oltre 42.000 (!) le associazioni spesso anche pittoresche… che richiedono ai contribuenti di devolvere questa quota. Non si fa così un dispetto al Terzo Settore, mescolando il grano con il loglio? I contribuenti che vogliono segnalare la vostra fondazione che cosa devono fare?

“L’argomento è delicato, quindi ti rispondo a titolo strettamente personale. Anch’io credo che le maglie del 5×1000 siano un po’ troppo larghe o, per dirla meglio, che i criteri di definizione delle categorie beneficiarie sarebbero da ripensare. Tuttavia, c’è un problema ancora più a monte. Il 5×1000 è stato introdotto come beneficio provvisorio e sperimentale con la Finanziaria 2006 e tale è rimasto. Ovvero, ogni anno c’è il rischio che la sperimentazione si concluda e… buonanotte ai suonatori. Al momento non si parla ancora di confermarlo in via definitiva, quindi per il 2012 avremo ancora questa spada di Damocle sul capo. Venendo a noi, siamo ormai in dirittura d’arrivo con le dichiarazioni dei redditi: il 6 luglio è l’ultima scadenza per la presentazione del Modello Unico 2010. C’è ancora qualche giorno di tempo per decidere di destinare il proprio 5×1000 a Fondazione Piatti, basta scrivere nello spazio “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale” il codice fiscale 02520380128. Non costa nulla e ci dà un grandissimo aiuto”.

Come sostenere la Fondazione Renato Piatti

 

Si può effettuare la propria donazione attraverso:

  • Versamento sul Conto Corrente Postale
    N° 30181465,
    intestato a Fondazione Renato Piatti Onlus.
  • Bonifico bancario sul Conto Corrente N° 21423X44,
    intestato a Fondazione Renato Piatti Onlus
    c/o Banca Popolare di Sondrio:
    IBAN: IT 91 P05696 10801 000021423 X44.

e contribuire anche destinando il proprio 5×1000 alla Fondazione Piatti. Basta che nello spazio “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale”, presente in tutti i moduli della dichiarazione dei redditi (CUD, Unico, 730) si scriva il codice fiscale 02520380128.

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Autore dell'articolo: Salvatore Gaziano

E’ l’amministratore e direttore investimenti di SoldiExpert SCF. Un network di siti specializzati, che si occupano di fornire consigli operativi e strategie su cosa comprare e vendere sul mercato azionario e obbligazionario tramite azioni, obbligazioni, fondi oppure Etf e anche futures. E’ stato il vicedirettore nonché fra i giornalisti fondatori del settimanale Borsa & Finanza, collaborando attivamente in questi anni a numerosi siti e riviste di economia e finanza (Capital, Millionaire, Milano Finanza, BluInvest.com) ed è anche il direttore editoriale del sito MoneyReport.it Come strategist di SOLDIEXPERT SCF si occupa di definire le strategie d’investimento migliori sui mercati, avendo unito negli anni a una forte conoscenza dell’analisi fondamentale un approccio di tipo globale (azioni internazionali, obbligazioni, ETF e fondi) mediante anche l’utilizzo di trading system e metodologie quantitative per la migliore definizione di portafogli dinamici in grado nel tempo di battere il mercato (e ridurre la volatilità) come dimostrano i risultati reali realizzati in questi anni. E’ autore di diverse pubblicazioni fra cui il libro “Bella la Borsa, peccato quando scende”, una guida controcorrente all’investimento azionario e dell’ebook “SuperMiliardari”.