nov 142009
 

Prezzi in crescita quasi costante negli ultimi 12 mesi. Un massimo storico superato in queste settimane (oltrepassando il muro dei 1150 dollari l’oncia) complice la debolezza dei mercati azionari, il calo del dollaro ma anche la notizia che l’annunciata vendita di 6,8 miliardi di dollari di oro da parte del Fondo Monetario Internazionale non transiterà  sul mercato (deprimendone le quotazioni) visto che la banca centrale indiana ha dichiarato il proprio interesse a rilevare la maxi partita in vendita.

Ed è notizia ufficiale di questi giorni che il Re Mida degli hedge fund, il gestore John Paulson (noto per i 20 miliardi di dollari di profitti realizzati in piena crisi finanziaria dal suo hegde fund) sta lanciando un fondo specializzato sull’oro, puntando a battere le performance dei corsi dell’oro (e già  un 10% dei fondi gestiti attualmente da Paulson che ammontano a 30 miliardi di dollari è investito nel nobile metallo).

Il più famoso economista dell’ultimo secolo, John Maynard Keynes, che aveva definito l’oro una “reliquia barbarica” preconizzandone la caduta avrà  più un motivo per rivoltarsi nella tomba. Anche perchè dopo l’acquisto da parte dell’India i mercati si attendono che altri Paesi (Cina in prima fila) chiederanno al Fondo di cedere loro le restanti 203 milioni di tonnellate di riserve d’oro.

Inutile girarci intorno: quando l’oro torna a luccicare è un segno di pesante incertezza sul futuro economico e molti esperti vedono questo movimento dell’oro come qualcosa di non puramente passeggero e speculativo. Ma una sorta di “maledizione biblica” contro il rischio del riaccendersi del mostro dell’inflazione e un potente segnale di sfiducia verso le follie dei politici e dei banchieri.

Una sorta di protezione contro l’incompetenza dei governi e dei loro leader, come dimostra nella storia una lettura spietata delle fasi di boom dei prezzi dell’oro. L’ascesa incredibile dell’oro durante la presidenza Carter o al tempo dell’invasione dei russi in Afghanistan sono due eventi che fecero impennare le sue quotazioni. Che ora riprova a ripartire verso l’alto aiutato dalla debolezza del dollaro e dalla decisione di molti investitori di liberarsene, puntando su qualcosa di più solido non solo in senso metaforico. La storia dell’umanità  dice che la gente compra l’oro quando ha paura. In tempo di guerra, ma anche in tempo di pace, quando è grande la confusione sotto il cielo.

RITORNO ALLA BASE. Una sorta di contrappasso dopo gli eccessi della finanza barbarica e fatta di carta per ritornare al metallo più pesante che già  nell’antichità  era considerato il simbolo supremo di potere e ricchezza. Un fascino eterno che parte dalla preistoria e arriva ai giorni nostri, passando attraverso tutte le civiltà . Da quella egizia a quella romana. Nella Bibbia si contano più di 400 riferimenti al metallo giallo e le prime monete furono coniate dal re Creso, sovrano della Lidia, nell’Asia Minore occidentale, dal 560 a.C. al 546 a.C.

Un vero metallo per tutte le stagioni. E un investimento che viene riscoperto nei momenti di crisi come una sorta di “refugium peccatorum”. Secondo diversi gnomi svizzeri dopo anni di disinteresse diversi Stati e investitori stanno tornando a posizionarsi su questo metallo, riportandone vicino al 5% del proprio portafoglio titoli il peso detenuto. Dal punto di vista produttivo l’offerta fisica mondiale di oro è abbastanza stabile da diversi anni se non in leggera discesa. Le miniere producono circa 2500 tonnellate di oro l’anno, 400-500 tonnellate meno della domanda con costi di estrazione crescenti per effetto dell’aumento del prezzo del petrolio e di giacimenti che necessitano di scavi sempre più profondi.

PRODUZIONE MONDIALE DI ORO.  I cinque Paesi più grandi produttori al mondo sono la Cina (288 tonnellate), gli Stati Uniti (234 tonnellate), il Sudafrica (232 tonnellate), l’Australia (225 tonnellate), il Per๠(175 tonnellate). In tutta Europa, invece, si estraggono poco più di 28 tonnellate l’anno di cui solo pochi chili arrivano dall’Italia. A crescere è soprattutto la domanda di oro finanziario, cioè di investimenti legati al metallo prezioso.I dati del World Gold Council indicano, infatti, come la domanda di gioielleria sia scesa del 22% su base annua a 404,1 tonnellate nel secondo trimestre.

E anche i consumi industriali sono in forte calo (-21%) a 93,1 tonnellate. La richiesta per investimento è invece stimata a 222,4 tonnellate (+46%). E questo anche grazie agli strumenti che permettono ai piccoli risparmiatori di entrare nel mercato a bassi costi: Etf, certificati, fondi di investimenti, azioni minerarie. Senza dimenticare il buon vecchio investimento in monete d’oro che tira sempre. Secondo i sostenitori dell’investimento in metallo giallo chi ha i lingotti sa quel che possiede con esattezza, sa dove si trovano e sa quanto valgono.

LA FUGA DAL DOLLARO. Se si vuole analizzare, infatti, in modo moderno l’attuale ascesa dei prezzi è difficile trovarne delle solide ragioni “industriali”. La domanda di natura non-speculativa (ad esempio oreficeria, industria) resta contenuta a causa della recessione economica, per cui mentre vi sono ora alcune prove della ripresa, questa tuttavia non è abbastanza robusta a sostenere un ritorno alla bolla dei prezzi.

Inoltre il Fondo monetario internazionale (FMI), come molti Paesi nel mondo a caccia disperata di mezzi freschi per sostenere i deficit statali, ha annunciato vendite massicce delle proprie riserve auree. Malgrado cir non solo il prezzo dell’oro è rimasto stabile, ma è riuscito negli ultimi mesi a inanellare diversi nuovi record. E’ sempre più diffuso il parere che questa ascesa sia dovuta alla crescente domanda di oro come “investimento” associato a un senso di ansia per il futuro del dollaro quale moneta di riserva mondiale.

Fra i sostenitori dell’apocalisse finanziaria ci sono gestori come Peter Schiff della Euro Pacific Capital che ritengono che il prezzo dell’oro possa impennarsi e toccare addirittura quota $5.000 l’oncia. Le previsioni di Schiff  (non nuove considerato che è considerato un “catastrofista”) si basano sull’assunto che il dollaro sta per crollare “sotto il peso dell’enorme deficit e delle politiche sconsiderate dell’amministrazione Obama”, a suo dire paragonabili ai massicci programmi di spesa degli anni 60 che avevano spianato la strada all’impennata dell’oro degli anni ’70.

E per questo motivo la  mancanza di valide alternative in qualità  di valute di riserva (Euro, Yen, Sterlina, Yuan, ecc… afflitti da difetti fondamentali simili a quelli del dollaro) rende l’oro il miglior candidato a sostituire il dollaro come pietra di riferimento futura. Una sorta di ritorno al passato visto che per secoli il sistema monetario mondiale si era proprio fondato sull’oro.

Paradossalmente (ma non troppo) fra i più cauti nel consigliare l’acquisto dell’oro a questi prezzi ci sono molti sostenitori “storici” dell’oro e fra i più famosi guru “contrarian”. Lo svizzero Marc Faber ha sempre consigliato lingotti ma di fronte a questi prezzi ha qualche vertigine: “il mercato è drogato da un’iniezione di liquidità . Attenzione. C’è rischio di correzione su tutto.

Anche sull’oro soprattutto se la valuta americana dovesse riguadagnare un 10%”. Ma nelle ultime interviste forse considerando anche la forza dall’ora dimostrato a riaggiustato il tiro, alzando il “pavimento” del metallo nobile da 800 a 1000 euro in caso di correzioni. Anche il guru in motocicletta, Jim Roger, vede nel medio termine il prezzo dell’oncia d’oro all’insù ma nel breve teme uno stop anche brusco a questa tendenza perchè lo considera già  abbastanza prezzato, rifugiandosi piuttosto nell’agricoltura.

lingotti oro

L’ANDAMENTO DEL PREZZO DELL’ORO DAL 1975 a OGGI.L’oro come forma di investimento non raccoglie quindi solo fan poichè per i detrattori viene considerato un prodotto concettuale di riserva, non è molto pratico, la sua utilità  è molto limitata (soprattutto in confronto ad altri beni) e la sua fornitura e quotazione può essere facilmente manipolata dai produttori e dalle banche centrali. Alcuni studiosi mettono in discussione anche il potere di difesa dell’oro nei confronti dell’inflazione. Negli anni ’80, nonostante un forte incremento dei prezzi del consumo, l’oro ebbe, infatti,  una caduta rovinosa.

Oggi anche se sussistono motivi di allarme per il deficit, la stampa a go-go di denaro da parte dei governi di tutto il mondo e debiti pubblici sempre più elevati, esistono ancora ben poche ragioni a sostenere l’idea che l’inflazione stia prendendo piede. E’ vero che una massa incredibile di liquidità  è stata riversata sui mercati ma va anche osservato che molti soldi erano stati precedentemente inghiottiti dalla crisi finanziaria. Si è rimpiazzato il denaro “bruciato” con quello immesso dai governi e solo una piccolissima parte di tutta questa massa monetaria ha iniziato a circolare visto che le banche hanno trattenuto il fieno in cascina (o piuttosto l’hanno utilizzato per speculare come dimostrano le ultime trimestrali), alimentando la deflazione.

Quel fenomeno monetario (opposto all’inflazione) che si verifica quando il denaro in circolazione è sempre meno per effetto della paura dei consumatori a spendere, delle imprese a investire e delle banche a immettere soldi nel sistema, prestandoli. E in uno scenario deflattivo un rialzo del prezzo dell’oro è solo spiegabile come una sorta di “assicurazione” che alcuni investitori stanno facendo nell’ipotesi di un brusco modificarsi dello status quo: dalla possibile caduta della valuta di riferimento (il dollaro Usa) ad altri possibili nuovi shock economici-finanziari.

L’ORO ALLA PATRIA (CINESE). A essere i sospettati numeri uno dell’attuale rialzo del metallo giallo sono comunque i soliti cinesi che nella classifica mondiale degli Stati acquirenti quest’anno superanno l’India. Hanno accumulato in questi anni coos tanti soldi che non sanno più dove e come investirli. Si sono riempiti di dollari ma si sono pentiti strada facendo di tutta questa concentrazione vista anche la debolezza del biglietto verde. Per anni la Cina ha detenuto, infatti, solo l’1,1% del suo patrimonio in riserve auree.

Se dovesse arrivare al 5%, come la maggior parte dei Paesi evoluti, i prezzi dell’oro evidentemente ne risentirebbero visto che la produzione non è infinita. Una strategia che è già  stata messa in atto in questi mesi, aumentando le proprie riserve in oro del 75%, arrivando a detenere più di 1.054 tonnellate di metallo giallo. Una cifra ancora bassa considerato che secondo i dati del World Gold Council il primo detentore mondiale di oro sono gli Stati Uniti con 8.133,5 tonnellate. Seguono la Germania con 3.412,6 tonnellate e il Fondo Monetario Internazionale con 3.217,3 tonnellate mentre l’Italia (se dovessimo guardare l’oro detenuto dalla Banca d’Italia) è uno dei Paesi più ricchi al mondo visto che ne possiede 2.451,8 tonnellate: due volte e mezzo le riserve cinesi.

DACCI OGGI L’ORO QUOTIDIANO.”L’acquisto di oro rappresenta anche una forma  di assicurazione contro ogni crac finanziario. Ci si augura che questo 10% rappresenti un investimento inutile. Significherebbe che il restante patrimonio (90%) sta incrementando il suo valore e che lo sviluppo economico prosegue in tutto il mondo”. Parola di Guido Bellosta, esperto finanziario con una lunga passione per i metalli preziosi. Scrive da anni sul sito LombardReport.com e su tutti i più importanti giornali finanziari e alle analisi sull’oro ha dedicato molti anni della propria carriera di osservatore e investitore. Non considerandolo mai una reliquia del passato.

“L’oro mantiene inalterato sul lungo termine il suo potere d’acquisto – ricorda Bellosta – Con un grammo d’oro una persona ha sempre mangiato nella storia dell’umanità  per parecchi giorni. Ma il ritorno di interesse è dato dalla legge della domanda e dell’offerta. Da parecchi anni l’estrazione di oro sta diminuendo nel mondo. Mentre per l’argento,tra alti e bassi,il deficit produttivo dura da sessanta anni. Aggiungete l’incremento smisurato della massa monetaria ed avrete una  perfetta miscela esplosiva per le quotazioni. L’investimento in oro per questo motivo lo considero una sorta di assicurazione. Ma al contrario del premio che si paga per le assicurazioni questo obolo  non si azzera. Ma anzi sale regolarmente da un decennio del 15% mediamente all’anno”.
L’offerta di strumenti per investire sull’oro è estremamente variegata. Dai lingotti alle monete, dagli Etf ai Fondi, dalle azioni minerarie ai depositi online. Qual è il più interessante e alla portata di un piccolo investitore? “Da alcuni anni a Piazza Affari sono quotati gli Etf che sono una sorta di fondi d’investimento passivi che replicano l’andamento dell’oro – suggerisce Bellosta – E possono essere presi in considerazione per la facilità  di acquisto e di vendita e le basse commissioni. Ma vanno valutati solo quelli che sono garantiti (“backed”) dal contemporaneo acquisto di oro fisico.Puntate percio’ solo sui quegli  ETF che hanno il controvalore investito in “fisico”. Le sigle sono PHAU (oro),PHAG(argento) e,per i piu’ smaliziati (PHPT (platino).

Tutto questo sperando che gli emittenti di questi certificati siano corretti….. E tenendo a mente che siccome il prezzo dell’oro è espresso in dollari è bene valutare di coprire l’effetto cambio. Altrimenti si rischia di perdere comunque nonostante l’ascesa del metallo”. E le monete? “Rappresentano per piccole somme una via d’uscita come l’acquisto di monete a corso legale come le sterline d’oro, la Regina Elisabetta.Queste contengono circa 7,33 grammi di oro puro. Il loro prezzo,attorno a 160/170 euro è pubblicato tutti i giorni sui principali giornali finanziari e sui piu’ diffusi quotidiani da parte di Confinvest, la società  che da anni monopolizza il mercato. Le azioni aurifere richiedono invece una propensione al rischio elevata e sono sconsigliate ai deboli di cuore. Ma……”

Tutto quello che occorre sapere sull’oro ma anche sull’argento (ospitando un intervento di uno dei massimi esperti mondiali, Ted Butler e che valuta questo metallo ancora più sottovalutato dell’oro) è l’inchiesta di copertina di questo mese di MoneyReport.it che analizza anche pro e contro degli strumenti a disposizione del pubblico degli investitori per operare in questo settore. Dai fondi agli Etf ed Etc, dai certificati ai future, dalle azioni alle monete, dai lingotti fisici a quelli virtuali. Oltre ad affrontare molti altri argomenti di finanza personale nel segno dell’operatività  e dell’indipendenza. Per fornire giudizi non sempre scontati.

Ma questo numero di Money Report non parla solo dei pro e contro (oltre che degli strumenti più adatti) di investire sui metalli preziosi.

In questo numero potrai, infatti, leggere e approfondire, altri argomenti molto interessanti come:

BROKER ONLINE AI RAGGI X: Il trading online di Monte Paschi di Siena: Paschihome.  Abbiamo valutato offerta, condizioni e funzionamento e il nostro giudizio è…

ETF AI RAGGI X: quelli che investono sull’oro.  A Milano sono tre gli Etc grazie ai quali si può puntare sull’andamento dell’oro. I risultati sono simili ma attenzione alle garanzie e alle oscillazioni.  Tutti i pro e contro che deve conoscere un risparmiatore…

CONTI DI DEPOSITO AI RAGGI X: Le migliori banche dove parcheggiare i propri soldi e che offrono il miglior rapporto rischio/rendimento per investire la propria liquidità

IL BOND DEL MESE: l’obbligazione selezionata questo mese rende il 5,45% netto su base annua e se i tassi salgono puo’ rendere ancora di piu’ se…

SOTTO LA LENTE: Delisting a Piazza Affari: da Fmr Art’e’ a Permasteelisa quando gli azionisti di maggioranza fanno i furbetti

BAROMETRO SUI MERCATI: Ai lettori di Money Report offriamo un sistema “stupido” ma efficace che dice quando essere investiti sulle azioni o sui vari mercati e settori

QUESTIONI FONDAMENTALI: ENI, il mercato reagisce male alla trimestrale ma a ben guardare… Inoltre parliamo di LUXOTTICA, affari in vista?
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Autore dell'articolo: Salvatore Gaziano

E’ l’amministratore e direttore investimenti di SoldiExpert SCF. Un network di siti specializzati, che si occupano di fornire consigli operativi e strategie su cosa comprare e vendere sul mercato azionario e obbligazionario tramite azioni, obbligazioni, fondi oppure Etf e anche futures. E’ stato il vicedirettore nonché fra i giornalisti fondatori del settimanale Borsa & Finanza, collaborando attivamente in questi anni a numerosi siti e riviste di economia e finanza (Capital, Millionaire, Milano Finanza, BluInvest.com) ed è anche il direttore editoriale del sito MoneyReport.it Come strategist di SOLDIEXPERT SCF si occupa di definire le strategie d’investimento migliori sui mercati, avendo unito negli anni a una forte conoscenza dell’analisi fondamentale un approccio di tipo globale (azioni internazionali, obbligazioni, ETF e fondi) mediante anche l’utilizzo di trading system e metodologie quantitative per la migliore definizione di portafogli dinamici in grado nel tempo di battere il mercato (e ridurre la volatilità) come dimostrano i risultati reali realizzati in questi anni. E’ autore di diverse pubblicazioni fra cui il libro “Bella la Borsa, peccato quando scende”, una guida controcorrente all’investimento azionario e dell’ebook “SuperMiliardari”.