mar 012012
 
Chi ha partecipato alle conferenze che abbiamo tenuto il 21 gennaio e il 18 febbraio a Milano (ospiti presso la sede di Iwbank, una delle banche italiane leader nell’online banking) ha potuto conoscere dal vivo alcune delle nostre nuove strategie e dei più recenti studi che abbiamo condotto (cliccando qui puoi accedere alla pagina dove scaricare tutte le slide che abbiamo esposto).

Ora in una serie di articoli ci sembra necessario fare alcuni focus importanti su alcuni aspetti emersi in modo da condividere alcune delle nostre riflessioni e in questo modo anche aggiornare chi non ha potuto partecipare a questi incontri.

nella foto Salvatore Gaziano, Roberta Rossi e Francesco Pilotti

Che sono stati per noi molto stimolanti sia per l’altissimo numero di partecipanti e di investitori (anche istituzionali) che poi ci hanno chiesto ulteriori dettagli sulle nostre strategie (entrando così a far parte del nostro “mondo”) anche perché per quanto il mondo “digitale” è bello (e ne siamo certo da anni convinti sostenitori e fruitori anche come società) nulla può sostituire lo stimolo che può dare un incontro “live” con la propria clientela. E in termini non solo commerciali.

L’idea di organizzare altre conferenze (e questa volta non a Milano, naturalmente) è quindi nell’ordine delle cose (come anticipazione il 21 aprile dovremmo essere a Padova e nelle prossime settimane vi informeremo sul come prenotarvi gratuitamente a questo evento)  su questo punto vi terremmo informati naturalmente sulle nostre prossime mosse visto che sono numerose le novità all’orizzonte…. Ma procediamo con ordine e parliamo ora delle più importanti innovazioni che abbiamo introdotto nei nostri portafogli.

Meno titoli nei portafogli, meno operazioni…migliori risultati nel tempo

Nonostante il forte rimbalzo avvenuto sui mercati nelle ultime settimane se si guarda a 12 mesi il bilancio di molte Borse è ancora in molti casi piuttosto negativo.

L’anno passato non è stato però da parte nostra tempo perso (e per la maggior parte dei portafogli nemmeno soldi persi in misura simile all’oscillazione negativa del mercato) visto che oltre a occuparci della “manutenzione” dei portafogli abbiamo deciso di rimettere sotto osservazione tutte le nostre strategie per valutare eventuali miglioramenti e/o sottoporre al vaglio di un’analisi seria e approfondita alcune idee teoricamente in grado di accrescere nel tempo i rendimenti delle nostre strategie e/o ridurre la volatilità dei portafogli.

Cosa è emerso? Ci sono delle novità significative sulle strategie nella movimentazione dei nostri portafogli?  Quali sono le considerazioni emerse più significative?

Eccole in sintesi:

1) Sull’azionario (e non solo) un approccio fondamentalista “puro” ha mostrato nell’ultimo ventennio una volatilità che arriva anche al 70% (ovvero chi è entrato nel momento peggiore ha visto di questa percentuale ridursi il proprio capitale) oltre a risultati complessivamente deludenti nella maggior parte dei casi, anche affidandosi ai cosiddetti “esperti”. Tutte le nostre strategie (vecchie e nuove) alla prova della “macchina del tempo” hanno invece dimostrato di ottenere nel tempo risultati nettamente migliori rispetto all’andamento del mercato. Migliori rendimenti assoluti finali e minori discese nelle fasi di forte discesa. Come abbiamo ottenuto questo obiettivo? Unendo a un approccio fondamentale uno di tipo quantitativo dove un titolo o un comparto azionario o settoriale o anche obbligazionario viene monitorato settimana dopo settimana, entrando e uscendo con un approccio totalmente flessibile e dinamico dettato da strategie di entrata e uscita basate sul “momentum” e diversi indicatori che abbiamo testato con successo in questi anni che ci consigliano statisticamente i momenti più propizi per entrare e uscire da un titolo o un comparto.

CONSEGUENZA: Oltre 10 anni fa abbiamo avuto l’intuizione che una vera consulenza finanziaria dovesse offrire ai risparmiatori non solo un approccio indipendente ma anche strategie codificate e verificabili per aiutare concretamente l’investitore a far veramente correre i profitti e tagliare le perdite. Quindi prendendo le distanze da qualsiasi strategia passiva o fondata sulle capacità di qualsiasi esperto (compreso noi) di azzeccare previsioni sui mercati o basata sull’assunto che bastasse comprare i fondi migliori del passato per godere anche nel futuro dei frutti senza grandi “sbattimenti”.
Un approccio quindi combinato come quello attuato nelle nostre strategie (dove il cosiddetto “market timing” in entrata ma anche soprattutto in uscita è affidato a regole sistematiche che abbiamo codificato in software proprietari) è perciò qualcosa che reputiamo di fondamentale importanza per la tutela del patrimonio dei nostri clienti e l’ottenimento dei migliori risultati nel tempo.

2) Abbiamo rimesso sul “banco di prova” tutti i nostri portafogli e le nostre strategie, valutando alcune possibili migliorie e innovazioni. Un lavoro molto intenso che è durato quasi un anno e che ci ha dato già importanti indicazioni seppure naturalmente non lo consideriamo concluso definitivamente perché le buone come le cattive idee creano sempre altre idee da verificare e testare. I risultati raggiunti ci hanno confermato la robustezza delle nostre strategie di base ma abbiamo potuto anche introdurre alcuni miglioramenti che crediamo significativi in quasi tutti i portafogli con l’obiettivo di cercare di ridurre laddove è possibile ulteriormente la volatilità dei nostri portafogli (minor drawdown) e far correre nel tempo i profitti.
CONSEGUENZA: Le strategie testate nei “nuovi” portafogli hanno già in queste settimane iniziato a essere implementate sui “vecchi” portafogli e quindi i nostri clienti vecchi e nuovi non devono fare assolutamente nulla per usufruirne dato che non abbiamo deciso di creare versioni differenti dei nostri portafogli ma invece di offrire ai clienti di BorsaExpert.it e MoneyExpert.it il meglio che potevamo offrire per ciascuna linea.

3)Che differenza c’è fra consulenza generica (quella offerta con i portafogli di BorsaExpert.it) e consulenza personalizzata (quella offerta da MoneyExpert.it)? La discriminante nel passato è stata soprattutto il grado di personalizzazione dato che solo MoneyExpert.it è un soggetto abilitato a offrire una consulenza su misura in base alle richieste specifiche di un investitore, al suo patrimonio, profilo di rischio, orizzonte temporale… E per questa ragione i clienti con patrimoni medio-alti, più sofisticati e con esigenze su misura hanno in questi anni privilegiato la consulenza offerta da MoneyExpert.it e da Roberta Rossi. L’esperienza accumulata in questi anni ha consentito di raccogliere molte esigenze ed esperienze e di valutare l’introduzione di numerosi miglioramenti per venire incontro alle richieste espresse da questo tipo di clientela.

CONSEGUENZA: Oltre che sul tipo di rapporto e di consulenza che è di tipo personalizzato per i clienti di MoneyExpert.it  la differenziazione fra strategie di BorsaExpert.it e MoneyExpert.it è diventata nel tempo sempre più significativa. Chi segue la consulenza di MoneyExpert.it non riceve solo un rapporto (e segnali) di consulenza personalizzata ma anche accede a portafogli esclusivi concepiti per questo tipo di clientela. Il cui obiettivo primario è spesso non solo la ricerca del miglior rendimento ma anche il contenimento ulteriore delle perdite nelle fasi di discesa e/o un’operatività più ridotta.

4) I nostri portafogli e il nostro approccio non sono molto “movimentisti”. E per questo motivo la manutenzione dei nostri portafogli è a alla portata della maggior parte dei risparmiatori: I nostri portafogli più attivi fanno mediamente 2,5 operazioni al mese mentre i più tranquilli addirittura un’operazione ogni 2 mesi. La media di operazioni dei nostri portafogli su un arco di tempo significativo è di 0,75 operazioni al mese sui fondi (o Etf) azionari o obbligazionari. Ci capita talvolta di discutere con risparmiatori che preferirebbero un’operatività più serrata sull’assunto che più si movimenta, maggiori sono le possibilità di ottenere potenziali guadagni nel tempo. In base alle strategie che adottiamo abbiamo provato a verificare anche strategie più “veloci” di entrata e uscita dai mercati ma i risultati realizzabili non sono affatto superiori, anzi… Se procedessimo per questa strada i risultati nel tempo sarebbero stati nettamente inferiori (aumenterebbero soprattutto i falsi segnali), la volatilità sarebbe solo di poco inferiore mentre esploderebbero i costi di transazione senza alcun beneficio se non per gli intermediari…

CONSEGUENZA: In questi anni abbiamo spesso affrontato questo argomento dell’illusione che una maggiore movimentazione dei portafogli porti a maggiori guadagni. E molti studi accademici sono stati pubblicati in tutto il mondo su questo argomento con verifiche su conti reali di trader e investitori che hanno testimoniato come un iper movimentazione porti statisticamente spesso nel tempo a peggiori rendimenti. Ne siamo ancora più convinti dopo questi test e anzi su diversi portafogli laddove possibile e redditizio abbiamo cercato di ridurre ancora (seppure in forma lieve)  l’operatività per tenere conto e controbilanciare anche il fatto che da alcuni mesi i costi dell’investitore sono aumentati per effetto di una tassazione maggiore (aliquota sul capital gain dal 12,50% al 20%) e maggiori balzelli (bollo titoli).

5) Non esistono pasti…gratis! Seguire il nostro approccio non significa aver trovato il sistema “perfetto” poichè vale sempre il vecchio detto americano “no pain, no gain”.  Nessun dolore, nessun piacere… Mediamente su base statistica infatti 4 operazioni su 10 sull’azionario e 3 su 10 nell’obbligazionario si chiudono con una perdita nei portafogli di tipo quantitativo. E le perdite possono essere anche consecutive. Ma rispetto ai dolori inflitti dal mercato una metodologia come quello da noi sviluppata e affinata in questi anni offre diversi importanti vantaggi rispetto a una gestione passiva. Per esempio nelle fasi di forte cambio di marcia dei mercati il “contro” di una strategia come quella attuata nei nostri portafogli può essere quella di essere sottoinvestiti per un certo periodo di tempo con mercati che dopo forti ribassi iniziano a recuperare velocemente. E questo può significare ottenere rendimenti inferiori a quelli del mercato. Questo disallineamento è inevitabile (e sarebbe solo risolvibile se fossimo permanentemente investiti al 100% con altre pesanti controindicazioni come ben sanno coloro che praticano una gestione passiva…) ma nel tempo (se guardiamo all’andamento dei nostri portafogli) questi gap  hanno dimostrato di essere colmabili nell’arco di qualche trimestre e il vantaggio di una strategia come quella attuata nei nostri portafogli (parlano i risultati) non ha paragoni con una gestione “gas sempre a manetta”. Il vantaggio ottenibile (a costo di subire per alcuni periodi sotto performance in relazione all’andamento del mercato) è quello di ottenere una forte riduzione della volatilità (ovvero del drawdown) e alla fine anche risultati nettamente superiori.

CONSEGUENZA: Un approccio come quello seguito nella maggior parte dei nostri portafogli non ha solo lati sempre positivi e può significare in determinate fasi di mercato anche rendimenti inferiori a quelli di mercato. Il concetto stesso di gestione attiva significa infatti operare delle scelte (e non replicare l’andamento del mercato con strategie “buy & hold”) ed esporsi a falsi segnali che sono purtroppo ineliminabili. Nessuno può prevedere in anticipo quali saranno le operazioni vincenti e scartare a priori quindi quelle perdenti… Ma è la somma che fa il totale e i risultati realizzati in questi anni (suffragati anche da ulteriori test che abbiamo condotto in questi mesi con alcune migliorie alle strategie attuate) ci confermano che un approccio come quello seguito nelle nostre linee di consulenza messo sul piatto della bilancia rispetto a una gestione passiva più o meno evoluta offre dei vantaggi importanti e significativi. Che tradotti in numeri possono significare una riduzione di oltre il 50% della volatilità (ovvero del drawdown) con risultati nel tempo nettamente migliori nell’ordine anche del +10% all’anno sui portafogli azionari nell’ultimo decennio e del +1,5-2% su quelli obbligazionari rispetto ai benchmark.

6) La parola d’ordine sovrana di questi anni nel campo del risparmio è stata “diversificazione”. Ovvero distribuire il proprio patrimonio in uno spettro molto alto di titoli, strumenti o prodotti finanziari con l’obiettivo di cercare di ridurre la volatilità complessiva del portafoglio e anche nel tempo ottenere magari risultati superiori in virtù dell’attesa di rendimenti decorrelati fra le varie asset class. Purtroppo anno dopo anno questa teoria ha visto sgretolarsi molte delle granitiche certezze su cui era fondata perché si è visto che proprio quando i benefici della diversificazione sono più attesi tendono a squagliarsi come neve al sole. E’ successo nel 2008 con quasi tutte le asset class crollare dopo il fallimento della banca d’affari Lehman Brothers e nel 2011 abbiamo visto una replica quasi fedele con pochissimi temi d’investimento avere un andamento veramente decorrelato rispetto all’andamento generale del mercato. Questo ci ha portato a fare molte riflessioni e domandarsi se non era il caso di ridurre il numero di titoli o strumenti presenti nei nostri portafogli e nel contempo fare un’ulteriore selezione magari nel campo degli Etf o dei fondi fra quelli su cui operare. I risultati che abbiamo ottenuto in quest’analisi ad ampio spettro ci hanno confermato che “less is more” come dicono gli americani. Ovvero “meno è più”.  Meglio avere per esempio un portafoglio con 10 titoli con peso del 10% che 20 titoli con peso del 5%. Nel tempo la volatilità del portafoglio è magari migliore con 20 titoli ma secondo le nostre analisi questo vantaggio non è compensato da un’analisi comparata confrontando questo dato con i rendimenti ottenibili detenendo minori titoli in portafoglio e dal costo d’intermediazione (e stress) di aver effettuato un numero molto più elevato di operazioni.

CONSEGUENZA: Su molti dei nostri portafogli e linee di consulenza abbiamo rivisto i panieri, diminuendo il numero di titoli massimi detenibili. Nel caso dei titoli azionari italiani i nuovi portafogli possono per queste ragioni contenere anche un numero di titoli massimo della metà rispetto al passato e anche per i fondi e gli Etf su quasi tutti i portafogli il numero massimo di strumenti è diventato lievemente più basso con portafogli più compatti. Tutto questo ha come vantaggio crediamo nel tempo una maggiore ulteriore facilità di replicare la nostra operatività, diminuire i costi di gestione con un rapporto rendimento/rischio d’eccellenza per ogni linea poiché per ciascun portafoglio il nostro lavoro di “money management” è consistito nel valutare per ciascuna società di gestione o  categoria, (esempio Schroder, Black Rock, Eurizon, Eurostoxx 600, portafogli multi manager,  azioni Italia Blue Chip, Small Cap…) il numero massimo di titoli da detenere in portafoglio.

Queste sono solo alcune delle principali novità riguardo i nostri portafogli e la nostra consulenza ma sono ulteriori i progetti a cui stiamo lavorando e riguardano nuovi portafogli (come per esempio sull’obbligazionario extra euro per chi vuole perseguire anche una diversificazione valutaria in modo attivo) come nuove possibili forme di offerta per fruire della nostra migliore consulenza anche attraverso una sorta di “portafoglio dei migliori portafogli”. Abbiamo raccolto in questi mesi un crescente interesse alla nostra consulenza (anche da parte di operatori istituzionali ed sgr oltre che da un numero crescente di investitori e risparmiatori) e stiamo lavorando per rendere sempre più fruibile, conosciuta, facile (e ancora più flessibile) la nostra offerta. Ma avremo modo di riparlarne…

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